Montepulciano: la tela dimenticata è un capolavoro, opera attribuita dopo secoli ad un maestro del Manierismo
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Una tela dimenticata in una stanza d’archivio a Montepulciano riscrive un passaggio decisivo nella carriera di Federico Zuccari. Il “Cristo morto sostenuto da un angelo”, conservato per secoli nel Conservatorio San Girolamo e a lungo considerato un dipinto di scarso valore, è stato riconosciuto dal giovane storico dell’arte Francesco Salerno come opera di grande importanza nel percorso del maestro manierista.
Secondo Salerno, la scoperta è rilevante perché chiarisce un momento nodale nella carriera di Zuccari, tra l’apprendistato romano e la successiva stagione veneziana. “È un’opera eccezionale – spiega – perché rappresenta una delle rare opere da cavalletto del pittore, conosciuto soprattutto come grande frescante”.
Zuccari, infatti, è noto in particolare per i grandi cicli ad affresco. Negli anni settanta del Cinquecento proseguì il progetto avviato da Giorgio Vasari per la decorazione della cupola del Brunelleschi in Santa Maria del Fiore. La tela poliziana, invece, permette di osservare da vicino una fase più intima e sperimentale della sua produzione.
Il dipinto rappresenta anche una sintesi tra due grandi visioni dell’arte del Cinquecento: la sensibilità cromatica veneziana e la finezza disegnativa fiorentina. Un nodo teorico e stilistico che, secondo Salerno, richiama il dibattito formalizzato da Vasari nelle “Vite” sul rapporto tra scuola veneta e scuola fiorentina.
Dal 1563 Federico Zuccari si trovava a Venezia, invitato dal patriarca Giovanni Grimani per affrescare lo scalone del suo palazzo e la cappella in San Francesco della Vigna. Proprio in quel contesto entrò in contatto con suggestioni decisive, dalla pala Petrobelli di Paolo Veronese alle opere di Tintoretto. È in questa fase che l’artista iniziò a riflettere sul tema del Cristo in pietà, condensando quelle ricerche in disegni e abbozzi preparatori.
Uno di questi, secondo la ricostruzione, è da considerarsi il disegno preparatorio del dipinto di Montepulciano. L’opera sarebbe poi arrivata in Toscana nel 1565, quando Zuccari si trovava a Firenze su invito di Vasari. Resta da chiarire il percorso che portò la tela a Montepulciano, ma Salerno ipotizza il tramite di una suora che avrebbe trasferito l’opera da Firenze nella cittadina toscana.
Dopo la partecipazione agli apparati effimeri per le nozze tra Francesco I de’ Medici e Giovanna d’Austria, Zuccari tornò a Roma, dove proseguì gli affreschi iniziati dal fratello Taddeo nella cappella Pucci a Trinità dei Monti. Proprio lì realizzò un “Cristo morto sostenuto dal Padre” che presenta forti affinità stilistiche con il Cristo poliziano.
Nell’opera di Montepulciano, osserva Salerno, convivono il vigore di Michelangelo, la dolcezza e la grazia di Raffaello e un senso del colore tipicamente veneziano. Anche l’angelo che sostiene il corpo di Cristo mostra analogie con l’angelo stiloforo dell’affresco romano, mentre la gloria celeste richiama soluzioni presenti in opere successive di Zuccari, come l’“Incoronazione della Vergine” realizzata per San Lorenzo in Damaso a Roma.
Il risultato è un dipinto che non rappresenta soltanto un recupero storico-artistico, ma un tassello utile a comprendere l’evoluzione di uno dei protagonisti del Manierismo internazionale. Una tela rimasta a lungo nell’ombra e che oggi restituisce a Montepulciano un’opera rara, capace di collegare Firenze, Venezia e Roma nel cuore del secondo cinquecento.