Caltagirone dice cinque no al piano di Luigi Lovaglio, Unipol prepara 2,5 miliardi per mettere le mani su 635 filiali del Monte e Alessandro Benetton sceglie di consegnare a Intesa la propria quota in Mps. Tre mosse, tutte nella stessa direzione: mentre si avvicina l’assemblea del 29 ottobre, la partita per il futuro di Rocca Salimbeni entra in una fase decisiva. E il progetto con cui il management senese punta a difendere l’autonomia della banca deve fare i conti con un fronte sempre più articolato di oppositori e sostenitori dell’offerta di Intesa Sanpaolo.
La novità politicamente più pesante arriva da Fgc, la holding del gruppo Caltagirone, che ha annunciato il voto contrario a tutti e cinque i punti della parte straordinaria dell’assemblea Mps del 29 ottobre.
La decisione è stata assunta all’unanimità dal consiglio di amministrazione della holding, che ha recepito le valutazioni del Comitato degli amministratori indipendenti, affiancato dal parere del professor Giovanni Fiori.
Il no riguarda l’intera architettura del piano sottoposto agli azionisti: dalla fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps alle operazioni di scissione che coinvolgono Mps, Mediobanca Premier e Widiba. Contrarietà anche agli aumenti di capitale necessari per le offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali e alla riduzione volontaria del capitale sociale del Monte.
Una bocciatura complessiva, dunque, che arriva da un soggetto di primo piano nell’azionariato della banca senese. Fgc ha inoltre deciso di trasmettere le proprie valutazioni alle società controllate, direttamente e indirettamente, lasciando comunque a ciascuna piena autonomia nelle decisioni di voto.
Mentre Caltagirone si prepara a votare contro, Unipol mette in moto la macchina finanziaria necessaria a rilevare una parte consistente della rete bancaria del Monte. Il consiglio di amministrazione della compagnia assicurativa ha approvato un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro, destinato a finanziare l’acquisizione da Intesa Sanpaolo di circa 635 filiali Mps, qualora l’offerta sul Monte vada a buon fine.
L’operazione prevede l’emissione di un massimo di 121,6 milioni di nuove azioni, offerte agli azionisti al prezzo di 20,56 euro ciascuna, con un rapporto di dieci nuove azioni ogni 59 possedute.
L’avvio dell’offerta resta subordinato al via libera della Consob e alla pubblicazione del prospetto. In caso di approvazione, la sottoscrizione è prevista dal 12 al 26 ottobre, mentre i diritti saranno negoziabili in Borsa fino al 20 ottobre.
Unipol parte già con una base significativa di adesioni: i principali soci del patto di sindacato e altri azionisti, rappresentativi complessivamente di circa il 50,27% del capitale, si sono impegnati a sottoscrivere le azioni di propria spettanza. È inoltre previsto un consorzio di garanzia formato da importanti istituti finanziari per l’eventuale quota rimasta non sottoscritta.
Il disegno industriale guarda oltre la sola acquisizione delle filiali. Unipol punta infatti a integrare successivamente il perimetro bancario rilevato con Bper, di cui è azionista di riferimento. Nell’accordo rientrerebbero anche il marchio Mps, le attività e passività collegate agli sportelli e le strutture centrali necessarie al funzionamento di una banca indipendente.
Sul fronte dell’offerta di Intesa arriva intanto un sostegno esplicito da Alessandro Benetton. Il presidente di Edizione ha annunciato l’intenzione della holding di aderire all’Opas, conferendo l’1,45% di Mps attualmente detenuto.
“Intesa Sanpaolo è una delle principali istituzioni finanziarie private italiane ed europee e l’Opas promossa su Mps può creare valore sia per la banca senese, sia per i suoi azionisti”, ha dichiarato Benetton.
“Per questo è nostra intenzione partecipare all’offerta, conferendo l’1,45% di Mps detenuto da Edizione, che diventerà così azionista stabile di Intesa”.
Benetton ha inoltre espresso apprezzamento per le parole dell’amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina, sul possibile impatto dell’operazione per Assicurazioni Generali.
“Ho molto apprezzato che Carlo Messina abbia sottolineato che l’operazione promossa da Intesa rappresenterà un significativo valore sotto il profilo della stabilità dell’azionariato e dell’indipendenza di Assicurazioni Generali”, ha aggiunto.
Le tre notizie delineano così uno scenario nel quale il piano di Lovaglio incontra una nuova opposizione nell’azionariato, mentre il progetto alternativo di Intesa procede sia sul versante delle adesioni sia su quello della futura riorganizzazione della rete bancaria.
Il 29 ottobre resta il passaggio centrale per misurare il consenso degli azionisti alla strategia del Monte. Il voto contrario annunciato da Fgc rappresenta un segnale importante, ma non determina da solo l’esito dell’assemblea. Allo stesso modo, l’aumento di capitale di Unipol prepara un’operazione ancora subordinata al successo dell’Opas di Intesa.