Mps, i sindacati al sit-in: “Senza garanzie scritte a rischio lavoro e futuro di Siena”

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Oltre tremila posti di lavoro, tra dipendenti diretti e indotto, e il futuro economico di un’intera provincia. Mentre gli azionisti del Monte dei Paschi si riuniscono per decidere le sorti della banca, davanti alla sede di viale Mazzini i sindacati lanciano l’allarme sulle possibili conseguenze dell’offerta di Intesa Sanpaolo. La richiesta è unanime: difendere l’occupazione, mantenere a Siena le funzioni direzionali e ottenere impegni precisi, nero su bianco, sul futuro del gruppo.

A preoccupare le organizzazioni sindacali non è soltanto il destino dei lavoratori della banca, ma anche quello delle aziende dell’indotto e dell’intero sistema economico locale. Le rassicurazioni arrivate finora da Intesa, sostengono, non sono sufficienti senza un piano industriale che ne definisca concretamente l’attuazione.

“Queste rassicurazioni dovrebbero essere scritte in un piano industriale che per il momento non c’è, quindi rimangono promesse”, afferma Cristina Pascucci, segretaria generale della Fisac Cgil di Siena.

I numeri, secondo Pascucci, spiegano la portata della posta in gioco. “Solo nella provincia di Siena sono 2.200 i lavoratori diretti e all’incirca mille quelli dell’indotto. I rischi sono evidenti per l’occupazione e per l’economia del territorio”.

La Fisac chiede garanzie sulle possibili sovrapposizioni nelle direzioni generali, sulla permanenza delle funzioni decisionali a Siena e sulla rete delle filiali, per scongiurare trasferimenti e ridimensionamenti. Altrettanto importante, sottolinea Pascucci, è la tutela delle commesse affidate alle aziende dell’indotto e il mantenimento di un presidio del credito sul territorio.

Sulla necessità di preservare l’identità del Monte insiste anche Alessia Silvestri, segretaria First Cisl del gruppo Mps.

“Da sempre la First sostiene che il Monte dei Paschi debba mantenere la propria identità, la propria autonomia e il proprio valore per tutto il Paese, non soltanto per Siena”, spiega Silvestri. “Oggi è una giornata in cui probabilmente verranno prese decisioni che potranno cambiare tutte queste caratteristiche”.

La presenza al sit-in, aggiunge, vuole richiamare l’attenzione di chi è chiamato a vigilare sull’operazione. “La nostra presenza qui è dimostrativa, non sposta nulla, però dovrebbe risvegliare la coscienza di molti. Il rischio a cui ci stanno esponendo è veramente alto. Un’azienda di valore, che sostiene l’economia reale del Paese, andrebbe preservata”.

Per Massimo Martini, coordinatore provinciale della Uil di Siena, la mobilitazione riguarda l’intera comunità cittadina.

“È una battaglia importante che interessa tutta Siena, perché questa è una banca storica e non possiamo lasciarci sfuggire l’occasione di manifestare la nostra volontà affinché continui la sua storia in questa città”, afferma.

Martini richiama anche il rapporto tra il Monte e i suoi correntisti, ricordando quanti siano rimasti legati all’istituto durante gli anni più difficili.

“Ci sono persone che hanno continuato a dare fiducia alla banca anche quando era in estrema difficoltà. Bisogna rendere conto anche a loro. Il Monte deve continuare la propria storia a Siena e mantenere qui la sua centralità. Non può sfuggire alla città in funzione di interessi finanziari”.

La posizione più articolata arriva da Alice D’Ercole, segretaria generale della Cgil di Siena, intervenuta direttamente durante l’assemblea degli azionisti.

Nel suo discorso, D’Ercole definisce le ipotesi di disaggregazione del gruppo un rischio per la tenuta economica e sociale del territorio, chiedendo agli azionisti di valutare le conseguenze delle proprie decisioni oltre il rendimento finanziario immediato.

“Non è una partita finanziaria neutra da guardare sulle pagine dei giornali economici”, sostiene. Secondo la segretaria della Cgil, un eventuale smembramento del gruppo potrebbe compromettere l’occupazione, le funzioni direzionali e la presenza degli sportelli, con ripercussioni anche sulle piccole e medie imprese.

D’Ercole ricorda che il gruppo Mps occupa complessivamente 22mila persone, delle quali 4.400 in Toscana. Nella provincia di Siena, ai circa 2.200 dipendenti diretti si aggiungono mille lavoratori dell’indotto. Richiama inoltre una stima attribuita alla Camera di Commercio di Siena e Arezzo, secondo la quale le conseguenze economiche più pesanti potrebbero determinare una contrazione del Pil provinciale fino a dieci punti percentuali.

La segretaria Cgil ricorda anche il salvataggio pubblico del Monte nel 2017 e i sacrifici affrontati dai dipendenti durante gli anni della crisi.

“Oggi Mps è una banca stabile che produce utili solidi. Sarebbe miope svendere questo patrimonio collettivo per consegnarlo alla logica della frammentazione, tradendo quell’investimento pubblico e quei sacrifici”, afferma.

Nel mirino anche l’atteggiamento del Governo, al quale D’Ercole contesta una posizione di neutralità rispetto a una vicenda che, a suo giudizio, coinvolge un patrimonio strategico per il Paese.

L’appello finale è rivolto direttamente agli azionisti: “Le vostre scelte di oggi determineranno la tenuta sociale di questo territorio domani”.