Mps, Lovaglio: “Cambia la rotta, non la direzione”. E rivendica la scelta di Mediobanca

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Un miliardo e 657 milioni di euro di utili nei primi nove mesi del 2026, il 21,2% in più rispetto allo scorso anno. Il Monte dei Paschi presenta conti in crescita, alza le previsioni per la fine dell’anno e Luigi Lovaglio sceglie i numeri per rispondere alla bocciatura del suo piano strategico da parte degli azionisti. Nessuno scontro aperto, ma una rivendicazione delle scelte compiute, a partire dall’acquisizione di Mediobanca.

“In un lungo viaggio può accadere di dover cambiare rotta, ma questo non vuol dire smarrire la direzione”. È la metafora utilizzata dall’amministratore delegato durante la presentazione dei risultati agli analisti, a poco più di una settimana dall’assemblea del 29 ottobre, che ha respinto la fusione per incorporazione di Mediobanca e le offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali.

Lovaglio prende atto del voto, ma non arretra nella difesa del lavoro svolto. “Rispettiamo pienamente la decisione e andiamo avanti con la stessa disciplina e lo stesso senso di responsabilità che ci hanno sempre guidato”, afferma. E aggiunge: “Il nostro focus resta chiaro: produrre risultati, sostenere i nostri clienti e le nostre persone e continuare a creare valore per tutti i nostri azionisti”.

A sostegno delle sue parole ci sono i risultati del gruppo. Nei primi nove mesi i ricavi hanno superato i sei miliardi di euro, in aumento del 5,6%, mentre l’utile netto è salito a 1,657 miliardi. Il confronto con il 2025 è effettuato su dati che comprendono Mediobanca anche per il periodo precedente alla sua acquisizione.

La banca ha inoltre rivisto al rialzo le previsioni per il 2026: l’utile prima delle tasse dovrebbe superare i 3,7 miliardi di euro, contro i 3,6 miliardi indicati ad agosto. “Ciò rafforza la traiettoria di redditività del gruppo e offre una maggiore visibilità del valore che questa genera nel tempo”, sottolinea Lovaglio.

Ma è soprattutto su Mediobanca che l’amministratore delegato insiste. L’istituto milanese, acquisito dal Monte nel 2025, rappresentava uno dei pilastri del progetto industriale che il manager aveva costruito per rafforzare la presenza del gruppo nella gestione dei patrimoni e nei servizi finanziari alle grandi imprese.

“I risultati di Mediobanca parlano da soli”, afferma Lovaglio. “Dopo un anno dall’aggregazione, Mediobanca sta performando a livelli record e sta dando un forte contributo alla qualità e al potenziale di utili del nostro gruppo”.

Il manager sottolinea anche che il valore strategico dell’istituto milanese viene oggi riconosciuto da altri protagonisti del settore. Cita, in particolare, Standard & Poor’s, che ha indicato Mediobanca come un possibile elemento centrale del progetto di Intesa Sanpaolo, soprattutto nelle attività di banca d’investimento e gestione dei grandi patrimoni.

Un passaggio significativo, perché proprio Intesa ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio per conquistare il controllo del Monte. Lovaglio sembra così voler sottolineare che la scelta di puntare su Mediobanca aveva una logica industriale riconosciuta anche nello scenario che potrebbe aprirsi con il cambio di proprietà.

A rafforzare questa lettura c’è la composizione dei ricavi: il 30% proviene dalle attività di raccolta e gestione del risparmio e un ulteriore 9% dai servizi di private banking, rivolti alla clientela con patrimoni elevati.

«Non è semplicemente un business mix più diversificato. È un business mix di maggior valore», osserva l’amministratore delegato, convinto che questa trasformazione possa sostenere nel tempo la valutazione del Monte.

Resta però aperta la questione decisiva: il futuro della banca senese. Il consiglio di amministrazione sta ancora esaminando l’offerta di Intesa Sanpaolo e prevede di rendere nota la propria valutazione entro novembre.