Sette stelle d’oro, tante quante le vittorie di Lallo e poi due stelle d’argento per le due vittorie in cui Giancarlo non era barbaresco, infine la decima: grande e splendente di luce, la vittoria che mancava. Dietro allo zucchino indossato da Tittia il 18 agosto, giorno che ha sancito la fine del lungo digiuno della Contrada dei Pispini, c’è una storia degna di essere raccontata. Una storia di cuore, di legami di sangue e di strade che hanno visto nascere, crescere e anche morire alcuni dei protagonisti.
Va fatto un passo indietro, al settembre dello scorso anno: quando Giancarlo Cambi – storico barbaresco del Nicchio – dice addio alla vita terrena, il figlio Luca (insieme alla figlia Rachele) decidono che sia giusto ricordare questo padre (e nonno) in maniera degna. Così, questa figura così imponente nella Contrada (più per i baffi che per la stazza fisica) diventa l’ispirazione per uno zucchino ad hoc. Una vittoria nel segno di Lallo: questo il messaggio lanciato dal vecchio economo del Nicchio, Luca Cambi, il quale ha dipinto lo zucchino vittorioso indossato da Tittia durante la corsa. Cambi, inoltre, aveva già dipinto altri tre zucchini da Piazza, tra cui quello del 1998, che fino a due giorni fa era l’ultima vittoria del Nicchio.
“Quando ho deciso di fare lo zucchino, mi sono venute in mente un sacco di cose che potessero ricordare babbo – commenta Luca Cambi -. Alla fine, ho deciso di mettere le cose più rappresentative: la più importante è senza dubbio la coccarda, che Lallo teneva dietro al proprio cappello da barbaresco; successivamente, ho voluto disegnare nove stelle: due le ho dipinte in argento e rappresentano i palii del 1947 e del 1998, in cui mio babbo non era più barbaresco. Le altre sette stelle invece, sono in oro e rappresentano i palii vinti con Lallo Cambi barbaresco. Le nove stelle però, non mi bastavano e quindi ho voluto aggiungerne una decima a dieci, che avrebbe dovuto rappresentare l’ultima vittoria, che finalmente è arrivata”.
Lo zucchino vittorioso però, non è solo un semplice omaggio ad una delle figure più iconiche della Contrada, ma è un vero e proprio racconto dei trionfi del Nicchio del Dopoguerra, con spunti ripresi dai vecchi zucchini vittoriosi.
“Le orecchie, fatte in cuoio da Emiliano Gorelli – spiega Luca Cambi -, riprendono quelle della vittoria del 1988 con Benito e Massimino. La riga rossa e oro, invece, riprende lo zucchino del Palio dell’Assunta del 1969 vinto da Dragone e Rondone. L’oro che ho utilizzato poi, è stato ripreso dallo zucchino del 1998, quando a trionfare fu Re Artù con Il Bufera. La stella a dieci punte, infine, è un omaggio allo zucchino dell’agosto 1984, in cui a portarci in trionfo fu Orion con Cianchino. Un’altra particolarità di questo zucchino, voluta dal capitano Fabio Giustarini, è stata l’aggiunta di un cornino rosso. Io non ho voluto disegnarlo, ma ho preferito farcelo mettere uno vero, che ha bucato la mano di mia figlia Rachele, la quale era legatissima al nonno”.
I lavori per la realizzazione, come ha confermato Luca Cambi, sono iniziati nel mese di gennaio. Di conseguenza, non era possibile sapere il nome del fantino che avrebbe vestito il giubbetto del Nicchio e le misure da prendere per lo zucchino erano quindi un’incognita.
“Prima di iniziare a dipingere – commenta Cambi -, ho chiamato il mio amico mangino Andrea Tiribocchi e gli ho chiesto quale fosse la misura adatta a Giovanni Atzeni detto Tittia. Sono partito, dunque, con questa convinzione e una volta conosciute le misure del Tittia ho incominciato il lavoro. Alla fine, è andata di lusso e Tittia ha potuto indossare il mio zucchino, portandoci al trionfo. Quando lo ha indossato per la prima volta, non ha voluto sapere le motivazioni e la storia dietro ad esso, ma ha chiesto che gli venissero raccontate tutte dopo il palio. L’unico dispiacere è che a causa dell’incidente a fine corsa, lo zucchino si è rovinato e Tittia non ha potuto godersi la vittoria, ma spero che possa venire a festeggiare con noi al più presto. Infine, vorrei ringraziare il vicario generale, il presidente della commissione cerimonie, il presidente dei novizi e l’economo, i quali mi hanno dato l’opportunità di vestirmi e di entrare in Piazza per la dodicesima volta. Questo corteo però, ha avuto un sapore diverso, poiché con me erano presenti anche tre ragazzi che ho visto crescere quando ero economo: il tamburino Mirko Mazzacuva e gli alfieri Niccolò Fattorini e Nicola Giustarini. Dunque, è stata la conclusione di un cerchio e finalmente ora possiamo gioire tutti insieme”.
Katiuscia Vaselli