Nicoló, Duccio e il senso delle cose: passeggiando per Salicotto

Sono le 15, la pausa caffè è finita. Pago e mi avvio verso l’università. Da Piazza del Campo arrivo fino in Salicotto, poi mi perdo tra i miei pensieri a realizzare che l’estate è giunta al termine. Il caldo di agosto sta facendo spazio alla più mite aria di settembre. Le vacanze con gli amici e i bagni a Follonica hanno dato il loro arrivederci ad una nuova stagione, adesso si torna – finalmente – tra i banchi dell’ateneo a studiare e a sostenere gli esami. Il ritorno alla routine autunnale però non mi pesa, in questo 2020 è come toccare una parvenza di normalità. In breve da Salicotto mi ritrovo a casa. Entro, mi siedo e mi rimetto sotto con lo studio, a cercare di capire Hegel, Kant e l’antropologia nell’attesa di una nuova estate, stavolta con i suoni dei tamburi, con lo sfrusciare delle bandiere al vento e con i rumori degli zoccoli dei cavalli.

Duccio