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“Non è una ragazzata, colpita la memoria democratica”: le reazioni alle indagini sulla Casa del Popolo

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“Colpire una Casa del Popolo significa colpire la memoria democratica”. Dopo gli sviluppi dell’inchiesta sull’incendio doloso che nell’ottobre scorso devastò la Casa del Popolo di Abbadia di Montepulciano, dal territorio si alza una dura presa di posizione politica e associativa. Al centro delle reazioni soprattutto gli elementi emersi dalle indagini: simboli nazi-fascisti, libri di Gramsci dati alle fiamme, video del rogo e persino il tentativo di creare un falso sito internet per raccogliere offerte destinate alla ricostruzione.

La vicesegretaria del Pd Toscana Stefania Lio parla di “un fatto grave che ha colpito un luogo di storia e partecipazione democratica” e ringrazia forze dell’ordine e magistratura “per l’intervento rapido e circostanziato”.

Per Lio il caso non può però essere considerato isolato: “Fenomeni diversi, ma riconducibili a una stessa dinamica: la normalizzazione dell’odio, l’abbassamento della soglia di ciò che viene considerato accettabile, la progressiva erosione del confine tra confronto politico e delegittimazione dell’altro”.

La dirigente regionale dem sottolinea anche il peso simbolico dell’età dei giovani coinvolti: “Non basta leggere quanto accaduto come una devianza individuale. Siamo di fronte a una questione che riguarda il contesto sociale, la responsabilità educativa e la capacità delle comunità di trasmettere il valore del rispetto e della convivenza democratica”.

Sulla stessa linea anche il consigliere regionale Simone Bezzini, che ricorda lo sgomento provato davanti alla struttura incendiata nelle ore successive al rogo. “La Casa del Popolo non è mai stata soltanto un edificio, ma uno spazio di comunità, partecipazione e confronto”, scrive Bezzini sui social.

L’esponente Pd parla apertamente di rischio sottovalutazione: “Piccoli o grandi gesti violenti, discriminazioni quotidiane, linguaggi d’odio, riferimenti sempre più frequenti e spesso sottovalutati al fascismo e al nazismo stanno tornando a riaffacciarsi nella vita pubblica”. E aggiunge: “Il silenzio o le mezze parole aprono varchi pericolosi”.

Durissimo anche il documento firmato dal Coordinamento Anpi Valdichiana e dalla Cgil Valdichiana, che respinge ogni tentativo di minimizzare quanto accaduto. “Non siamo di fronte a un gesto neutro. E nemmeno a una semplice ragazzata”, scrivono le due organizzazioni, sottolineando come dagli atti emergano “odio politico organizzato, radicalizzazione, violenza simbolica e materiale”.

Nel comunicato si parla di “riemergere di culture neofasciste e naziste” troppo spesso derubricate a “folklore o nostalgia innocua” e si richiama la necessità di “investire nella memoria democratica e antifascista, nella scuola, nella cultura e nei luoghi di socialità”.

Anche Arci Siena esprime “profonda preoccupazione per il risvolto estremista della vicenda”. Per Arci i fatti “non possono essere minimizzati o liquidati come semplici bravate” e rappresentano il segnale della necessità di rafforzare l’attenzione “sul disagio giovanile e sulla crescita di fenomeni estremisti di destra anche nel territorio senese”.

Le associazioni ribadiscono infine la volontà di ricostruire la Casa del Popolo colpita dal rogo e rilanciano il valore simbolico di questi spazi: “Sono luoghi aperti, antifascisti e popolari, presidi fondamentali per la coesione sociale dei territori”.