Enter your email address below and subscribe to our newsletter

Pasqua, il cardinale Lojudice: “Non rassegniamoci alla guerra”. Appello per pace e giovani

Condividi su

Un appello forte contro la guerra e contro il rischio di abituarsi alla violenza. È il cuore del messaggio di Pasqua 2026 del cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, che richiama l’attenzione su un mondo segnato da conflitti e sofferenza diffusa.

“Una cosa è certa: siamo in un momento della storia dell’umanità segnato da caos, guerre, violenze e tanta, troppo sofferenza che colpisce soprattutto i più fragili”, scrive il cardinale. Un contesto in cui, aggiunge, cresce “un profondo senso di smarrimento e di irrequietezza per un futuro che si prospetta incerto”.

Nel messaggio emerge anche una riflessione sul modo in cui le guerre vengono raccontate: “Siamo letteralmente sommersi da continui bollettini di guerra… Non possiamo non domandarci quanta umanità che soffre c’è dietro a queste puntuali precisazioni giornalistiche”.

Il rischio, sottolinea Lojudice, è quello di perdere sensibilità: “Il rischio è quello di abituarsi alle brutte notizie, alla guerra, alla violenza diffusa. Ma la dinamica non può essere questa”. Da qui l’invito a rimettere al centro la persona: “Occorre rimettere al centro di ogni azione la persona umana, l’intera umanità. Se cediamo alla logica della guerra il mondo non potrà avere speranza”.

Una posizione netta anche rispetto ai conflitti internazionali, con riferimento all’Iran: “La guerra non è la soluzione dei problemi, non lo è mai stata… ma ciò non può giustificare per nessun motivo l’uso della forza e della violenza per curare un’altra violenza”.

Nel messaggio pasquale trova spazio anche un forte richiamo ai giovani. “Credo quanto mai necessario rimettere al centro i sogni, le aspirazioni e i desideri dei ragazzi e delle ragazze”, scrive il cardinale, indicando in San Francesco un modello attuale: “È il santo della generazione Alfa… un fratello per i ragazzi e le ragazze dei nostri giorni”.

La figura del santo di Assisi diventa così simbolo di un’alternativa: “La sua radicalità e autenticità colpiscono… possono attirare i giovani che cercano un senso di vita autentico e alternativo alla cultura materialista del tutto e subito”.

Infine, il richiamo alla pace, definita come una sfida concreta anche nelle relazioni quotidiane: “Una pace non solo tra i popoli, ma anche nelle famiglie, nelle scuole, nella vita quotidiana”.

E la conclusione è un impegno che guarda al futuro: “Non posso e non voglio rassegnarmi alla guerra e alla violenza… dobbiamo continuare a lavorare per la pace ad ogni costo. Lo dobbiamo ai nostri giovani, al loro futuro”.