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PayCare: per i lavoratori indennizzi fino a 38mila euro, complicata la partita sui ricollocamenti

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Indennizzi, ammortizzatori e ricollocazioni all’interno del gruppo dei lavoratori al centro del tavolo odierno che riguarda Paycare.

Uno dei nodi principali è l’anticipo della cassa integrazione straordinaria. “Avevamo un’urgenza chiara: non lasciare le persone senza reddito – spiega Daniela Miniero, Fiom Cgil Siena – per questo abbiamo chiesto l’anticipo della cassa integrazione. I lavoratori saranno in cassa per cessazione fino al 31 dicembre 2026, ma senza un’anticipazione rischiavano di restare scoperti”.

Altro punto centrale è l’indennizzo economico legato alla perdita del posto di lavoro. “L’azienda parla di incentivo, ma per noi è un indennizzo per il danno subito – sottolinea Miniero –. Abbiamo chiesto una cifra più alta rispetto al passato. L’azienda ha aperto alla possibilità di arrivare fino a 38 mila euro, senza limiti temporali, proprio perché si tratta di un indennizzo e non di un semplice incentivo all’esodo”.

 

 

Più critica, invece, la partita sulle ricollocazioni interne nel gruppo Konecta. “La proposta di andare in altri siti pone limiti pesantissimi – aggiunge Miniero –. Parliamo di spostamenti anche fuori dalla Toscana, con un cambio di contratto che comporta una forte penalizzazione salariale. Se mi aumenti le spese e mi riduci lo stipendio, di fatto rendi quasi impossibile accettare il trasferimento”.

Sulla stessa linea anche Giuseppe Cesarano, che evidenzia i punti ancora più divisivi della trattativa. “Abbiamo chiesto un incentivo importante, vicino ai 50 mila euro – spiega –. L’azienda lo ha ritenuto troppo alto e siamo arrivati a 38 mila euro. Il nodo più duro è però sui tempi: loro vogliono che entro il 31 marzo 2026 le persone prendano i soldi e escano, mentre noi diciamo che, avendo la cassa fino a dicembre 2026, i lavoratori devono restare coperti fino alla fine”.

Altro fronte caldo è quello della sede di Livorno per chi volesse transitare in altre società del gruppo. “Per un lavoratore di Monteriggioni – osserva Cesarano – andare a Livorno significa anche due ore di macchina. Non è una scelta reale. Abbiamo chiesto smart working, coworking o telelavoro, ma l’azienda propone solo il 40% da remoto e il 60% in presenza. Così è molto difficile”.

Ora si attende la formalizzazione della proposta. “Domani arriverà una bozza – conclude Miniero –. A quel punto la parola passerà ai lavoratori. La prossima settimana faremo l’assemblea e saranno loro a decidere se firmare o meno l’accordo”.

Marco Crimi