Poggibonsi: pistole, machete e un minorenne sequestrato: cinque arresti. Ma Santo Spirito è chiuso per la festa del Nicchio
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Una guerra tra due famiglie combattuta a colpi di pistola, machete, coltelli e mattoni, con un adolescente sequestrato per due ore e mezzo e aggressioni anche nel centro di Poggibonsi, in particolare tra Borgaccio, Colombaio e centro storico. Poi l’operazione di Polizia e Carabinieri: in quattro finiscono in carcere, mentre per una trentenne scattano gli arresti domiciliari. Ma con un particolare insolito: gli arrestati sono stati trasferiti in istituti penitenziari diversi della Toscana perché, come ha spiegato il procuratore Andrea Boni, “il carcere senese di Santo Spirito è chiuso per i festeggiamenti del Nicchio”. Ma questa è solo la chiosa – una curiosità tutta senese – di un’operazione molto importante.
Dietro la lunga scia di violenze potrebbe esserci una contesa legata allo spaccio di droga ma al momento questa, l’ipotesi più verosimile, resta comunque da accertare. E bisogna fare un passo indietro di qualche mese per ricostruire i fatti, cosa che ha fatto oggi il procuratore capo Andrea Boni durante la conferenza stampa convocata per illustrare l’operazione congiunta condotta dalla Squadra Mobile di Siena, dal Commissariato di Poggibonsi e dai Carabinieri della Compagnia di Poggibonsi. Nell’aula Montalto del tribunale, anche il questore Ugo Angeloni, il comandante provinciale dei carabinieri Giulio Modesti e quello della Compagnia di Poggibonsi, Giovanni Forte con il luogotenente Paolo Sbraga e diversi degli uomini che hanno portato avanti l’operazione.
Un’indagine che ha ricostruito una serie di episodi avvenuti soprattutto tra luglio e settembre, facendo emergere una contrapposizione tra due gruppi riconducibili a differenti contesti familiari, composti da cittadini italiani e stranieri.
Sono dieci, dunque, le persone finite sotto indagine a vario titolo per i reati di lesioni aggravate, minacce aggravate, porto di armi bianche e strumenti atti a offendere, violenza privata, rapina, sequestro di persona, rissa aggravata. Cinque i destinatari delle misure cautelari eseguite stanotte: quattro uomini sono stati condotti in carcere – tre cittadini stranieri di 19, 24 anni e 33, un italiano di 54 anni – e una donna italiana di 30 anni, figlia del 54enne, è agli arresti domiciliari. Uno degli indagati sottoposti alla custodia in carcere è destinatario anche di un obbligo di dimora, relativo a un altro episodio, quindi la misura cautelare non avrà efficacia finché resterà detenuto.
A spiegare la possibile origine degli scontri è stato il procuratore Andrea Boni. “Non abbiamo certezze sul punto, ma ci sono una serie di elementi che fanno ricollegare tutti questi episodi a una conflittualità probabilmente legata allo spaccio di sostanze stupefacenti”, ha dichiarato.
Le indagini erano già in corso prima degli episodi più violenti dell’estate. Con il susseguirsi e il crescendo della violenza, gli investigatori hanno progressivamente riunito i diversi fatti in un unico procedimento, ritenendo che potessero essere collegati alla contrapposizione tra le due famiglie. E l’intuizione è stata corretta. Il primo episodio ricostruito nel dettaglio risale alla notte tra il 15 e il 16 luglio, quando durante alcune aggressioni sarebbero stati esplosi colpi d’arma da fuoco. Le successive perquisizioni dei carabinieri hanno portato al ritrovamento, nell’abitazione di un italiano di 54 anni, di una pistola lanciarazzi che, per le sue caratteristiche, è stata qualificata come arma comune da sparo.
Ma uno dei fatti più gravi, secondo la Procura, è quello avvenuto il 17 luglio. Un minorenne straniero sarebbe stato prelevato dalla strada da tre persone, costretto a salire su un’automobile e trattenuto per circa due ore e mezzo. Durante il sequestro sarebbe stato minacciato con un coltello, picchiato, ferito e rapinato del denaro. Gli aggressori lo avrebbero anche obbligato a realizzare un filmato dal contenuto non precisato. Nel comunicato della Procura si parla di una rapina di 60 euro.
La violenza sarebbe proseguita nelle settimane successive. L’11 agosto, in una pizzeria del centro cittadino, cinque persone sarebbero state coinvolte in una rissa durante la quale sarebbero stati utilizzati machete e un cacciavite appuntito. Uno dei contendenti ha riportato una ferita a un braccio e anche un agente di Polizia, intervenuto per fermare lo scontro, è rimasto ferito a una mano.
Il 31 agosto un nuovo episodio ha interessato le strade del centro di Poggibonsi. Le due fazioni si sarebbero affrontate con un fitto lancio di pietre e mattoni, danneggiando alcune automobili parcheggiate. Quattro persone risultano indagate per quella rissa, nella quale, secondo quanto riferito da Boni, si è registrato anche un ferito.
L’ultimo episodio ricostruito risale al 20 settembre. Due cittadini stranieri di 24 e 33 anni, insieme ad altre persone, avrebbero aggredito un giovane vicino alla fazione rivale, minacciandolo con una pistola e colpendolo con calci e pugni. La vittima sarebbe stata rapinata del telefono cellulare e di 200 euro.
Resta aperta la questione del possibile movente. Alla domanda se le due famiglie costituissero gruppi impegnati nello spaccio e in lotta per il controllo del territorio, il procuratore ha evitato conclusioni definitive. Secondo Boni, appare evidente la volontà di una fazione di prevalere sull’altra, ma non è ancora possibile stabilire con certezza per quali finalità.
A rafforzare i sospetti degli investigatori è arrivato anche quanto scoperto durante le perquisizioni effettuate nella notte dell’operazione. In un locale nella disponibilità di due conviventi sono stati trovati circa 95 grammi di cocaina e 35 grammi di hashish. Per entrambi è scattato anche l’arresto in flagranza per l’ipotesi di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Durante un’altra perquisizione sono stati sequestrati oltre 10mila euro in contanti, nascosti in una camera da letto.
L’operazione si inserisce in un contesto di crescente attenzione alla sicurezza di Poggibonsi. La situazione aveva già portato al rafforzamento dei controlli sul territorio e allo spostamento temporaneo in Val d’Elsa del dispositivo dell’Esercito impiegato nell’operazione Strade Sicure, precedentemente destinato a Siena.
Il questore Angeloni ha sottolineato “il lavoro svolto sul doppio fronte della prevenzione e delle indagini. Il coordinamento tra le forze dell’ordine, la Procura, il prefetto e le amministrazioni locali ha permesso, ha spiegato, di affrontare la sensazione di insicurezza diffusa tra i cittadini. Accanto ai servizi straordinari di controllo, l’impiego delle Forze Armate ha consentito di garantire una presenza più continuativa sul territorio”. L’operazione investigativa rappresenta, secondo il questore, “il completamento di questa risposta”.
Sulla tempestività dell’intervento si è soffermato anche il comandante provinciale dei Carabinieri di Siena, Giulio Modesti. “La velocità con la quale siamo intervenuti ha consentito di evitare che questi fatti si protraessero e che potessero arrivare a conseguenze più gravi”, ha spiegato, ringraziando la Procura, i colleghi della Polizia di Stato e i Carabinieri di Poggibonsi. Modesti ha definito l’operazione “da manuale. Un esempio di efficace coordinamento tra le forze di polizia”, sottolineando come “la collaborazione sia stata determinante per la sicurezza dei cittadini”.
E proprio la preoccupazione che le tensioni possano proseguire ha portato a una particolare precauzione nella gestione degli arrestati. I quattro uomini sono stati trasferiti in carceri differenti, per evitare possibili contatti tra persone coinvolte nella contrapposizione. A questo si è aggiunta l’indisponibilità del carcere senese di Santo Spirito.
Una circostanza insolita, sullo sfondo di un’indagine che, per gli inquirenti, ha permesso di intervenire su una situazione particolarmente delicata. La Procura ritiene infatti che gli episodi abbiano creato un forte allarme sociale e un clima di tensione che non può ancora considerarsi definitivamente superato.