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Presunte torture al carcere di Ranza, il caso davanti alle Sezioni Unite

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La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha rimesso gli atti alle Sezioni Unite nel caso del presunto pestaggio subito da un detenuto nel carcere di San Gimignano, avvenuto a ottobre 2018. Sono una decina gli agenti della Polizia Penitenziaria condannati in primo e secondo grado per lesioni e tortura. Già un mese fa però, in Cassazione, il primo colpo di scena: la quinta corte penale ha accolto il ricorso degli agenti penitenziari, disponendo il rinvio dell’incartamento per nuovo esame al giudice di merito, deputato a verificare se il reato di tortura fosse configurabile.

Venerdì ennesima novità: i giudici, anziché decidere definitivamente, hanno rimesso gli atti alle Sezioni Unite, perché il massimo consesso chiarisca alcune criticità che attengono al modello del reato di tortura. “Siamo rimasti un stupiti dell’esito dell’udienza, considerato il recente annullamento con rinvio pronunciato sul medesimo tema dalla stessa sezione della Cassazione”, hanno commentato gli avvocati Manlio Morcella e Fabio D’Amato. “La decisione di venerdì rientrava però nel novero delle possibilità, vista la mal formulazione del delitto di tortura, in parte disallineata rispetto alle fonti convenzionali internazionali e alla giurisprudenza Cedu – hanno aggiunto -. Rimaniamo comunque fiduciosi sul buon esito della vicenda che coinvolge l’ispettore della polizia penitenziaria, nostro assistito”.