Punti nascita, Scaramelli scrive al Ministro: “La soglia dei 500 parti non può valere più della sicurezza”. Chiesto tavolo di mediazione

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La battaglia per il futuro dei punti nascita di Campostaggia e Nottola arriva direttamente sul tavolo del ministro della Salute Orazio Schillaci. Il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Toscana, Stefano Scaramelli, ha inviato una lettera ufficiale al ministro e al Comitato Percorso Nascita nazionale per contestare i provvedimenti che interessano i presidi di Campostaggia, La Gruccia e Nottola.

L’intervento nasce da una segnalazione formale dell’associazione Cuore di Bimbo, che ha raccolto le preoccupazioni delle famiglie per le possibili conseguenze sulla sicurezza di madri e neonati.

Per Scaramelli il nodo è soprattutto uno: la soglia dei 500 parti annui prevista dai parametri nazionali non può essere applicata in modo automatico senza tenere conto della conformazione geografica dei territori e della distanza dagli ospedali alternativi.

«L’applicazione rigidamente aritmetica dei parametri del D.M. 70/2015, basata sulla soglia dei 500 parti annui, ignora la transizione demografica e la conformazione della Toscana diffusa», afferma il Garante. Secondo Scaramelli, «il diritto dei nascituri a venire al mondo in sicurezza viene sacrificato per logiche di bilancio».

Il quadro, però, è diverso da presidio a presidio. A Campostaggia, secondo quanto riportato nella nota, il diniego della deroga comporterebbe l’interruzione del servizio, con conseguenti trasferimenti verso Siena. A Nottola, invece, è stata concessa una proroga di 12 mesi, ritenuta comunque insufficiente per un territorio dove, in alcune aree, i tempi di percorrenza verso strutture alternative possono superare i 60 minuti.

Diversa ancora la situazione de La Gruccia, dove il monitoraggio è stato limitato a sei mesi. Una condizione che, secondo il Garante, crea incertezza e rende più difficile la programmazione sanitaria nel medio periodo.

Scaramelli richiama anche la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, sostenendo che le decisioni sui punti nascita debbano mettere al centro l’interesse del minore e il diritto alla salute senza discriminazioni legate alla collocazione geografica.

Da qui la proposta di istituire un tavolo permanente di mediazione tra Ministero, Comitato Percorso Nascita, Regione Toscana, aziende sanitarie e sindaci, con l’obiettivo di affrontare in modo collegiale il futuro dei tre presidi.

Il Garante ha inoltre dato la propria disponibilità a partecipare al confronto con funzioni di garanzia, chiedendo che ogni decisione venga valutata non soltanto sulla base dei numeri, ma anche delle conseguenze concrete per famiglie, gestanti e nascituri.