Rapporto Inps, in Italia oltre 15 milioni di pensionati e regna la preoccupazione tra i giovani. La replica di Fava: “Ottimisti per il futuro”
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Un record storico di 27 milioni di assicurati con un incremento di 400mila unità su base annua e di 1,5 milioni rispetto al periodo pre-pandemico. Il dato conferma la solidità del sistema pensionistico pubblico che assicura il pagamento della prestazione ad oltre 15 milioni di pensionati, con un assegno medio di 1.884 euro. Questi i principali dati emersi oggi alla presentazione del Rapporto annuale dell’Inps, che si è svolta al dipartimento di economia dell’Università di Siena.
“Sento una forte responsabilità – commenta il presidente dell’Inps, Gabriele Fava – e desidero portarla avanti nell’interesse di tutti i cittadini. Sono molto ottimista per quel che riguarda il futuro, perché l’Inps ha messo i giovani al centro dei propri obiettivi ed uno dei motivi è il fatto che nel 2024 abbiamo chiuso il bilancio 2024 con un saldo positivo di 15 miliardi e l’altro dato positivo è l’incremento contributivo del 5,5%. Questi numeri ci han fatto riflettere e abbiamo capito che la nostra destinazione deve essere quella dei giovani, ma senza dimenticare le altre fasce d’età. Inoltre, stiamo investendo tantissimo sull’IA, poiché rafforzerà sempre di più il nostro sistema, digitalizzando i servizi e semplificando la vita di tanti cittadini. Nel solo 2024 sono stati forniti 771 milioni di servizi completamente digitalizzati”.
Le criticità però, non mancano e i punti interrogativi persistono: i giovani devono essere preoccupati per il proprio futuro? Riusciranno ad avere una pensione? Quando si potrà esclamare la frase “Non è un paese per vecchi”?
“I numeri ci fanno riflettere – spiega il rettore dell’Università di Siena, Roberto Di Pietra -. La nostra popolazione progressivamente invecchia e questo richiede un assetto diverso della nostra società e con una maggiore attenzione ai giovani. Il sistema del lavoro è la premessa per avere un buon sistema previdenziale, perché parte tutto da lì, dunque è fondamentale cambiare delle cose, ma questo non è un processo semplice, serve tempo e competenza. Non mi sento di dire di essere preoccupato per il futuro degli studenti, ma dobbiamo essere ottimisti: serve cambiare l’assetto sicuramente di questo paese, rendendolo più attraente ai flussi di lavoro che possono provenire anche dall’estero e che in qualche modo possono migliorare il sistema di lavoro italiano”.
Se da una parte, c’è un’intera fascia giovanile in cerca di risposte su quello che può essere il proprio futuro, dall’altra resiste l’ottimismo e la convinzione di poter cambiare le cose.