Ricerca, l’allarme di Di Pietra: “Senza innovazione saremo sempre al traino degli altri paesi”

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Il rischio è quello di un’Italia costretta a inseguire le scoperte degli altri, anziché essere protagonista dell’innovazione. A lanciare l’allarme è Roberto Di Pietra, rettore dell’Università di Siena, che chiede maggiori investimenti nella ricerca di base, più risorse per i giovani ricercatori e lo sviluppo di un’intelligenza artificiale nazionale o almeno europea. Una strategia necessaria, secondo il rettore, per evitare che il Paese perda terreno nella competizione scientifica e tecnologica internazionale.

Di Pietra ne parla in un’intervista rilasciata a Biotech Italia News, la testata online della Fondazione Biotecnopolo di Siena, alla vigilia dell’evento “Biotecnologie per la sicurezza nazionale”, in programma venerdì 16 ottobre all’Auditorium del Monte dei Paschi di Siena, alla presenza del ministro della Salute Orazio Schillaci.

Il punto di partenza è la necessità di recuperare il ritardo tecnologico dell’Italia e dell’Europa. “In una prospettiva di medio termine il nostro Paese, ma anche l’Unione europea, devono puntare a recuperare un gap tecnologico legato all’utilizzo proprietario di proprie forme di intelligenza artificiale, che strategicamente devono essere forme tecnologiche nazionali o, quantomeno, europee”, afferma il rettore.

Ma l’intelligenza artificiale rappresenta soltanto una parte della questione. Per Di Pietra, la vera sfida si gioca sulla capacità di produrre nuove conoscenze scientifiche, anziché limitarsi ad applicare quelle sviluppate altrove.

“In una prospettiva di lungo termine dobbiamo prendere coscienza che la possibilità di sviluppare un vantaggio tecnologico legato all’applicazione della ricerca deriva solo e soltanto dalla capacità di sviluppare ricerca di base innovativa e disruptive”, spiega.

Da qui l’avvertimento: “Se si perde questa capacità, allora siamo destinati ad andare sempre al traino di altri Paesi, dovendo recuperare ritardi tecnologici rispetto a quei Paesi e aree del mondo che sviluppano conoscenze teoriche innovative”.

Un richiamo che riguarda direttamente le scelte di investimento pubblico e il ruolo delle università. Secondo Di Pietra, la capacità di innovare dipende anche dalle condizioni offerte ai giovani che scelgono di dedicarsi alla ricerca.

“L’attrazione dei talenti nelle Università dipende dalle condizioni di contesto che le Università devono creare perché questi talenti possano essere valorizzati”, sottolinea il rettore. “Questo implica un cambiamento di paradigma che comincia dall’innovazione della didattica e che prosegue nelle opportunità di ricerca”.

Non basta, però, modificare l’organizzazione degli atenei. Servono risorse economiche adeguate e interventi sulle regole che disciplinano la formazione dei ricercatori.

“Chiaramente devono cambiare anche altre condizioni di contesto, che riguardano la possibilità di finanziare meglio i percorsi di formazione alla ricerca con borse di studio meglio remunerate e con la disponibilità di maggiori fondi di ricerca, quantomeno assimilabili allo scenario europeo”, osserva Di Pietra.

Una richiesta rivolta anche al Governo: “Questo implica specifici investimenti da parte del Governo che mettano le Università in condizione di poter essere più competitive a livello europeo”.

Il rettore indica inoltre la necessità di “una maggiore flessibilità e semplificazione nel sistema delle regole che al momento definiscono, ad esempio, il sistema dei dottorati di ricerca”.

Accanto agli investimenti, Di Pietra richiama l’attenzione sul cambiamento del lavoro scientifico. La ricerca, soprattutto nel campo delle scienze della vita, richiede ormai competenze diverse e una collaborazione sempre più stretta tra discipline.

“Il mondo della ricerca in generale e quello delle scienze della vita in particolare stanno vivendo un cambiamento che è di metodo e di tecnologia”, afferma.

“Non esiste più il ricercatore solitario ed è ampia la percezione di collaborare tra discipline scientifiche spesso distanti tra loro”.

A questa trasformazione si accompagna “l’utilizzo pervasivo delle tecnologie digitali, delle tecnologie robotiche e microrobotiche e delle tecnologie legate alle varie forme di intelligenza artificiale”.

Per affrontare questo scenario, secondo il rettore, le università devono rafforzare le collaborazioni internazionali, costruire reti scientifiche e sviluppare percorsi di studio e ricerca insieme a enti e imprese.

“Sono internazionali i gruppi e le reti di ricerca e sono internazionali le opportunità di lavoro a valle dei percorsi formativi”, ricorda Di Pietra, sottolineando che “la ricerca in molti campi non può che avere un respiro internazionale e lo stesso vale per la sua applicazione nelle attività produttive delle imprese”.

C’è poi un altro aspetto sul quale il rettore insiste: l’università non deve limitarsi a preparare gli studenti a svolgere una professione, ma deve fornire conoscenze e competenze capaci di resistere ai cambiamenti del mercato del lavoro.

“Le Università sono i luoghi di creazione del sapere e della conoscenza scientifica. Su questa missione si sviluppa il loro ruolo strategico nella crescita del nostro Paese”, afferma.

Un ruolo che, precisa, “non va confuso con l’attività di formazione professionale, che è importante ma non può essere il compito delle Università”.

“Le Università formano in primo luogo persone e sviluppano i loro saperi e le loro competenze”, aggiunge Di Pietra. “Se la formazione fosse troppo operativa, rischieremmo di avere percorsi formativi che in poco tempo potrebbero essere spiazzati dai cambiamenti, sempre più rapidi, che si manifestano nei mercati del lavoro”.