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Salute mentale nei tempi incerti: gestire lo stress prima che sia lui a gestire noi

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Incertezza economica, caro vita, precarietà, guerre, tensioni sociali e sovraccarico digitale hanno creato una condizione di allerta continua. Per molte persone non si tratta più di affrontare un singolo problema, ma di vivere dentro una sequenza di pressioni che sembrano non concedere tregua. Il risultato è una stanchezza diffusa, spesso silenziosa, che incide sul sonno, sull’umore, sulle relazioni e sulla capacità di prendere decisioni lucide.

Lo stress, però, non è soltanto una sensazione psicologica. È una risposta biologica dell’organismo. Può aiutarci a reagire davanti a una difficoltà, ma quando diventa cronico mantiene corpo e mente in uno stato di tensione costante. Come ricordava Hans Selye, tra i primi studiosi dello stress, non è lo stress in sé a consumarci, ma il modo in cui reagiamo ad esso.

Uno dei paradossi più frequenti è quello del controllo. Più cerchiamo di controllare tutto — lavoro, famiglia, futuro, salute, notizie, giudizio degli altri — più rischiamo di aumentare la tensione. La mente, nel tentativo di proteggerci, può trasformarsi in una fabbrica di scenari negativi. Così, come insegna il mio maestro Giorgio Nardone, la tentata soluzione diventa parte del problema: controllare per calmarsi finisce per alimentare l’ansia.

 

 

 

 

Lo stress non colpisce tutti allo stesso modo. Pesa di più su chi vive difficoltà economiche, precarietà lavorativa, solitudine, responsabilità familiari o assistenza a persone fragili. Anche nei territori con una buona qualità della vita, come molte realtà toscane e a Siena in particolare, fin troppo considerata “bomboniera”, possono emergere disagio giovanile, fatica familiare, pressione lavorativa e isolamento. Il benessere di una comunità, infatti, non si misura solo dalla bellezza dei luoghi o dalla ricchezza delle tradizioni, ma anche dalla capacità di riconoscere e sostenere chi è sotto pressione.

Il primo passo è riconoscere i segnali prima che diventino sintomi più pesanti: insonnia, nervosismo, tensione muscolare, stanchezza costante, calo del piacere, bisogno di isolamento, difficoltà a gestire piccoli contrattempi. Quando questi segnali vengono ignorati, lo stress smette di essere un campanello d’allarme e diventa uno stile di vita.

Per interrompere il circolo vizioso servono piccole azioni concrete. Limitare l’esposizione compulsiva alle notizie, creare pause reali senza schermi, camminare ogni giorno, dormire con maggiore regolarità, recuperare attività piacevoli e coltivare relazioni autentiche. Non sono gesti banali: sono strumenti di regolazione emotiva. Il corpo e la mente, infatti, non funzionano come due mondi separati. Cambiare ritmo, anche solo per pochi minuti al giorno, può aiutare a ridurre la pressione interna.

Il sostegno sociale resta uno dei principali fattori protettivi. Parlare con qualcuno, sentirsi ascoltati, condividere un peso riduce l’isolamento e restituisce proporzione ai problemi. Una conversazione sincera può interrompere il circuito chiuso del rimuginio; una rete familiare, amicale o comunitaria può impedire che la fatica diventi solitudine.

In una comunità come quella senese, fatta di legami, associazioni, contrade, e volontariato, la salute mentale non dovrebbe essere considerata solo una questione privata. Una comunità non elimina lo stress, ma può impedire che le persone lo vivano da sole. Può creare spazi di ascolto, normalizzare la richiesta di aiuto e riconoscere che la fragilità non è un fallimento, ma una condizione umana.

Riposare, rallentare e chiedere aiuto non sono segnali di debolezza. Sono atti di intelligenza strategica. Perché nei tempi incerti non vince chi resta sempre in tensione, sempre disponibile, sempre pronto al peggio. Vince chi impara ad adattarsi senza spezzarsi, proteggendo la propria salute mentale prima che sia l’emergenza a imporre il conto.

Dott. Jacopo Grisolaghi

Psicologo, Psicoterapeuta, Dottore di Ricerca in Psicologia, Sessuologo, PsicoOncologo
Ricercatore e docente del Centro di Terapia Strategica di Arezzo
Professore a contratto Università degli Studi eCampus e Università degli Studi Link di Roma

www.jacopogrisolaghi.com @dr.jacopo.grisolaghi