Sanità, Monni: “Ormai abbiamo venti sistemi regionali”. A Pontignano l’allarme sul futuro delle cure pubbliche

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Il Servizio sanitario nazionale rischia di diventare un sistema sempre più frammentato, con venti sanità regionali, difficoltà nel reperire personale e una popolazione che invecchia. È il quadro tracciato dall’assessora regionale alla Sanità e alle Politiche sociali Monia Monni durante l’iniziativa organizzata oggi dallo Spi Cgil Siena alla Certosa di Pontignano. Un confronto che ha riunito sindacati, istituzioni, università e professionisti sanitari attorno a una priorità condivisa: rafforzare la sanità territoriale pubblica e garantire cure accessibili e vicine ai cittadini.

L’incontro, dal titolo “Sanità territoriale: la sfida! Difendere il territorio, costruire prossimità”, ha affrontato il futuro dei servizi sociosanitari, con particolare attenzione alle esigenze degli anziani e delle persone più fragili. Al centro del dibattito la necessità di potenziare l’assistenza di prossimità, contrastare le disuguaglianze nell’accesso alle cure e adeguare il sistema sanitario ai cambiamenti demografici e sociali.

A introdurre i lavori è stata Daniela Cappelli, segretaria generale dello Spi Cgil Siena, che ha descritto una situazione della sanità senese fatta di luci e ombre. Da parte del sindacato è arrivata la richiesta di interventi urgenti e di una programmazione pubblica capace di rispondere alla progressiva riduzione delle risorse nazionali destinate al sistema sanitario.

Per Cappelli, la priorità è difendere il carattere universalistico del Servizio sanitario nazionale, garantendo a tutti i cittadini il diritto alle cure, indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali. Lo Spi Cgil ha inoltre espresso preoccupazione per il crescente ruolo del settore privato e per il rischio di un indebolimento della sanità pubblica.

Il confronto è proseguito con una tavola rotonda moderata da Alessio Gaggioli, vice caporedattore del Corriere Fiorentino, alla quale hanno partecipato l’assessora regionale Monia Monni, il rettore dell’Università di Siena Roberto Di Pietra, il presidente della Società della Salute Senese e sindaco di Sovicille Giuseppe Gugliotti, l’infermiera e delegata Rsu dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese Tiziana Fregoli, il segretario generale dello Spi Cgil Toscana Alessio Gramolati e la segretaria provinciale della Cgil Siena Alice D’Ercole.

Particolarmente significativo l’intervento di Monni, che ha individuato tre criticità strutturali del sistema sanitario. La prima riguarda il finanziamento: secondo l’assessora, il peso economico dell’assistenza ricade sempre più sulle Regioni e, in alcuni casi, direttamente sui cittadini, determinando una crescente frammentazione del servizio pubblico.

La seconda criticità è la difficoltà ad attrarre nuovi professionisti e operatori sanitari, un problema che rischia di incidere sulla capacità di garantire prestazioni e continuità assistenziale.

Il terzo nodo è l’invecchiamento della popolazione, che richiede un ripensamento dei servizi, maggiori investimenti sulla non autosufficienza e una diversa organizzazione delle città e degli spazi, per rispondere alle esigenze di chi ha bisogno di assistenza quotidiana.

Tra le priorità indicate dall’assessora anche la salute mentale, considerata un’emergenza crescente a livello nazionale, soprattutto tra gli adolescenti. Un ambito nel quale, secondo Monni, anche la Toscana deve rafforzare il proprio impegno.

Dal confronto è emersa la volontà di costruire risposte condivise tra Regione, enti locali, università, personale sanitario e organizzazioni sindacali. L’obiettivo è sviluppare una rete di servizi territoriali più forte, capace di intercettare i bisogni delle persone prima che diventino emergenze e di garantire un’assistenza pubblica realmente accessibile.

Una sfida che riguarda da vicino anche il territorio senese, dove l’invecchiamento della popolazione e la necessità di garantire cure diffuse richiedono una programmazione di lungo periodo.

La prospettiva emersa a Pontignano è quella di una Toscana chiamata non soltanto a difendere il proprio sistema sanitario, ma anche a sperimentare soluzioni innovative, attraverso una collaborazione più stretta tra tutti i soggetti coinvolti. Perché il futuro della sanità pubblica, è il messaggio dell’iniziativa, passa anche dalla capacità di portare le cure sempre più vicino alle persone.