La sanità territoriale prevista dal DM 77/2022 e finanziata dal Pnrr rischia di scontrarsi con un nodo già segnalato da tempo: la carenza di personale sanitario. A sollevare il tema è Anaao Assomed Toscana, il principale sindacato della dirigenza medica e sanitaria ospedaliera.
Al centro della nota ci sono le nuove strutture previste dalla riforma, dagli Ospedali di Comunità alle Case di Comunità, nate per avvicinare i servizi ai cittadini, ridurre gli accessi impropri ai pronto soccorso e migliorare la presa in carico della cronicità.
Secondo il segretario regionale di Anaao Assomed Toscana, Francesco Carbone, il problema riguarda il reclutamento dei professionisti necessari a far funzionare questi presidi. “Comprendiamo il ritardo con cui si è compreso che l’edilizia in sé non offre salute se poi non ci sono professionisti all’interno di quelle strutture”, afferma Carbone.
Il sindacato ricorda che la Regione Toscana si è già mossa con i medici di famiglia per definire un accordo finalizzato al loro supporto nelle nuove strutture territoriali. Un percorso analogo, sostiene Anaao, non sarebbe stato avviato con i medici ospedalieri, che hanno come sede di lavoro l’ospedale.
“Veniamo a conoscenza sempre più spesso di iniziative per le quali si vorrebbero medici ospedalieri in turno negli Ospedali di Comunità, in orario di lavoro”, sottolinea Carbone. Una soluzione che, secondo Anaao, rischia di violare il DM 77/2022 e il contratto nazionale, oltre a sottrarre personale agli ospedali.
Il punto, per il sindacato, è anche la tenuta dei servizi ospedalieri. “La carenza di organici in molti ospedali stride con questo approccio a vasi comunicanti”, aggiunge Carbone, evidenziando il rischio di spostare professionisti da strutture già in difficoltà.
Anaao ribadisce il proprio sostegno al sistema sanitario pubblico e universalistico, ma chiede regole chiare. “Il lavoro presso strutture territoriali di medici assegnati a strutture ospedaliere va inquadrato in opportuni accordi con i lavoratori”, afferma il segretario regionale.
La richiesta è quindi quella di evitare decisioni unilaterali da parte delle singole Aziende sanitarie e di definire tutele condivise. “I medici ospedalieri ci sono, continuano a tenere in piedi il sistema e da anni reggono l’ondata di pazienti che ingorgano i pronto soccorso, ma non sono disponibili ad accettare nessuna imposizione”, conclude Carbone. “Sono necessari accordi e tutele condivisi”.