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Sfruttamento nei campi, l’allarme Cgil: “600 braccianti in 3 giorni”. Ecco la mappa del caporalato a Siena

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La Flai Cgil rilancia da Suvignano una serie di proposte operative per spezzare il sistema dello sfruttamento agricolo: una checklist di legalità per le aziende contoterziste, l’uso preventivo degli “indici di coerenza” della legge 199 e un modello che tolga ai caporali il controllo su documenti, trasporti e burocrazia.

“Non possiamo limitarci alla repressione – afferma Andrea Biagianti, segretario Flai Cgil Siena – servono percorsi di legalità strutturati”. È proprio dai numeri raccolti nel territorio senese che emerge la necessità di intervenire.

Nel solo territorio della provincia, le Brigate del Lavoro hanno intercettato oltre 600 lavoratori in tre giorni, soprattutto all’alba nei punti di raccolta della manodopera. “Si tratta di un numero che non lascia spazio a interpretazioni: parliamo di sfruttamento diffuso e capillare”, continua Biagianti. Ed è in questo contesto che il sistema delle aziende senza terra mostra la sua pervasività: soggetti che assumono centinaia di braccianti senza possedere terreni e li “cedono” alle aziende agricole. Il risultato sono buste paga formalmente regolari ma alterate: “La busta paga esiste, ma non certifica che il lavoratore lavora 12 ore rispetto alle sole 4 registrate”.

Il reclutamento avviene soprattutto davanti ai CAS, i centri di accoglienza straordinaria. “La stragrande maggioranza dei lavoratori viene arruolata dai caporali davanti ai CAS”, ribadisce Biagianti. Le Brigate hanno incontrato migranti appena arrivati in Italia, “da soli tre giorni”, pronti a essere caricati su pulmini diretti ai campi. Un meccanismo che sfrutta una fragilità strutturale: chi risiede nei CAS non può superare una certa soglia di reddito senza perdere l’accoglienza. “Con il lavoro nero o grigio non viene legalizzato nulla, creando un rapporto di subordinazione profonda allo sfruttatore”.

Il fenomeno è confermato anche nel territorio vicino. “I caporali non sono più semplici guidatori di pulmini: sono direttori di produzione, arrivano con pickup enormi, controllano il lavoro, ripartono”, sottolinea Paolo Rossi, segretario FLAI Cgil Grosseto. Intorno a loro ruota un vero e proprio “pacchetto servizi”: SPID, documenti, pratiche d’asilo e perfino matrimoni in bianco, con tariffe precise.

Secondo la FLAI, servono strumenti preventivi e continuità istituzionale. 2L’istituzione della Sezione territoriale della Rete del lavoro di qualità è un passo importante”, aggiunge Biagianti. Ma la sfida, come sottolinea Mirko Borselli, segretario generale FLAI Cgil Toscana, è anche culturale: “Le Brigate del Lavoro hanno fatto emergere una realtà che non può più restare invisibile. Le soluzioni devono essere strutturali e coordinare tutti gli attori”.