Siena saluta l’estate record, Bastianoni avverte: “Aspettiamoci di peggio. In futuro potremmo rimpiangere il 2026”

Condividi su

L’estate sembra finalmente pronta a mollare la presa su Siena, ma il problema è che quella appena trascorsa potrebbe essere una di quelle che un giorno rimpiangeremo. Dopo mesi di caldo eccezionale, record caduti e notti tropicali, il termometro comincia a scendere. La traiettoria del clima, invece, va nella direzione opposta. E per Simone Bastianoni, docente dell’Università di Siena, quello che abbiamo vissuto nel 2026 non rappresenta un’eccezione da archiviare, ma un’indicazione di ciò che potrebbe attenderci.

“A parte le oscillazioni statistiche, sì, non possiamo che aspettarci di peggio – spiega Bastianoni – perché ormai anche le Nazioni Unite hanno certificato che il traguardo che ci eravamo dati, cioè restare al di sotto di un grado e mezzo di aumento delle temperature rispetto all’età preindustriale, è ormai andato”. Gli effetti, sottolinea, sono già visibili soprattutto nel mare: “La temperatura del mare non è minimamente più quella che era anche soltanto dieci o vent’anni fa. Purtroppo è molto probabile che questa sia una delle estati migliori che avremo”.

Il cambiamento, però, non si misura soltanto in gradi. Sta già modificando la vita quotidiana, dagli orari di chi lavora all’aperto fino all’organizzazione delle città. Ed è qui che, accanto alla riduzione delle emissioni, entra in gioco una parola destinata a diventare sempre più importante: adattamento.

“Un bel pezzo del cambiamento climatico ce l’abbiamo già addosso – prosegue Bastianoni –. Ci sarà da ragionare sulle infrastrutture e su come organizzare le nostre città. Abbiamo sicuramente bisogno di molti più alberi”. Verde e ombra diventano così strumenti contro le isole di calore, mentre gli spazi urbani dovranno essere ripensati anche per gestire precipitazioni meno regolari e potenzialmente molto intense. “Anche il nostro stile di vita dovrà adeguarsi. Quest’anno a volte mi fa persino un po’ ridere sentir parlare di ‘ondata di caldo’: abbiamo avuto qualche ‘ondatina’ di relativo fresco, con trenta gradi, mentre per il resto ha fatto sempre caldo”.

E Siena non è un’isola, neppure quando sul fronte ambientale riesce a fare meglio di altri territori. “La provincia di Siena è carbon neutral dal 2011 – ricorda il docente – e, nonostante questo, i problemi capitano anche a noi”. È la contraddizione di una sfida globale: le politiche locali possono contribuire a contrastare il fenomeno e soprattutto a limitarne gli effetti sul territorio, ma non possono isolare una città dalle conseguenze di ciò che avviene nel resto del pianeta.

È guardando oltre Siena che lo scenario diventa ancora più delicato. Bastianoni richiama i cosiddetti “tipping points”, soglie oltre le quali il sistema climatico può imboccare trasformazioni difficili da arrestare. “Sono i punti in cui, una volta arrivati a una determinata soglia, succede qualcosa che prima non succedeva e quindi si cambia versante, si va da un’altra parte”. Tra gli esempi citati ci sono il rallentamento della circolazione oceanica collegata alla Corrente del Golfo e lo scioglimento dei ghiacci, con conseguenze anche sulla stabilità delle montagne.

“Dove siano esattamente questi punti di non ritorno è ciò che non sappiamo – aggiunge –. È per questo che le Nazioni Unite avevano detto di cercare di restare al di sotto di un grado e mezzo”. E la conclusione diventa anche un richiamo alla politica: “Siamo in attesa che si renda conto di quello che c’è da fare davvero per le persone e non contro le persone”.

Infine c’è una conseguenza che porta il cambiamento climatico direttamente dentro le grandi questioni sociali e geopolitiche del nostro tempo: le migrazioni. Secondo Bastianoni, continuando su questa traiettoria non si può escludere che un domani il problema riguardi persino chi oggi vive sulle sponde europee del Mediterraneo.

“Non è escluso che possiamo diventare migranti climatici – conclude – perché, se l’andamento è questo e se il Mediterraneo continua a scaldarsi in questo modo, non è escluso che fra un po’ anche alle nostre latitudini la situazione diventi difficilmente sopportabile”.

L’estate del 2026, insomma, prima o poi finirà. La domanda è quale estate arriverà dopo.

MC