Ottocento anni fa San Francesco dettava, a Siena, il Piccolo Testamento, con tre soli imperativi: amarsi gli uni gli altri, amare la povertà, restare fedeli alla comunità dei credenti.
Della prima visita del Poverello di Assisi a Siena, nel 1212, la tradizione popolare conserva un ricordo carico di significato simbolico: dal bastone piantato da Francesco, nel luogo dove oggi sorge la chiesetta dell’Alberino, è nato un leccio secolare, segno tangibile di un incontro che doveva lasciare un’impronta duratura nel tessuto spirituale della città.
A Siena si trova la Basilica di San Francesco ricca di tesori d’arte e dello spirito, come le Sacre Particole; al Santo di Assisi per due volte, nel 2012 e nel 2026, la Città ha dedicato il Palio. La figura di Francesco si salda fortemente con la spiritualità di Siena, che ha dato i natali alla gigantesca figura spirituale di Santa Caterina e ha visto la predicazione di San Bernardino degli Albizzeschi.
Siena è una città con un’anima che possiamo dire francescana, per i suoi valori e per un legame ancora molto forte con la natura. Il territorio senese, punteggiato di siti UNESCO, appare come una rappresentazione plastica del Cantico delle Creature e costituisce un patrimonio di realtà a misura d’uomo che deve essere assolutamente preservato dagli attacchi della modernità – ultimo, in ordine di tempo, il progetto delle pale eoliche nelle Crete Senesi – e da innovazioni che potrebbero cambiarne per sempre il volto.
In sintonia con il messaggio francescano, il Club per l’UNESCO di Siena intende proporre una riflessione socioculturale sul “modello Siena” come risposta concreta alla frammentazione sociale e all’individualismo che caratterizzano la modernità.