Un’altra vertenza industriale si apre nel senese. Il Gruppo Fratelli Beretta ha annunciato l’intenzione di chiudere entro il 30 giugno 2026 lo stabilimento “Frutti dei Sogni” di Rigomagno, nel comune di Sinalunga, dove si producono salumi. Una decisione che rischia di lasciare senza lavoro 27 persone tra dipendenti diretti, lavoratori in staff leasing e interinali, e che ha già messo in allarme i sindacati, pronti a chiedere l’attivazione dell’unità di crisi della Regione Toscana.
La prospettiva è emersa nei giorni scorsi durante un incontro tra azienda e organizzazioni sindacali dedicato alla situazione dello stabilimento, che fa parte del gruppo alimentare Fratelli Beretta.
«La prospettiva illustrata dall’azienda prevede alcune possibili soluzioni alternative – spiegano Andrea Biagianti (Flai CGIL), Gabriele Coppi (Fai CISL) e Simone Scarpellini (Uila UIL) – tra cui l’ipotesi di ricollocare il personale in altre realtà produttive del gruppo. Si tratta però di scenari che, allo stato attuale, presentano diversi elementi di criticità e che richiedono ulteriori approfondimenti».
Secondo i sindacati la situazione va affrontata con grande attenzione, considerando l’impatto occupazionale e produttivo che una eventuale chiusura dello stabilimento avrebbe sul territorio.
Il 9 marzo si è svolta anche un’assemblea dei lavoratori, che ha dato mandato alle organizzazioni sindacali di attivarsi per difendere i posti di lavoro e il futuro del sito produttivo. «Siamo di fronte all’ennesima situazione critica in provincia di Siena – proseguono i sindacalisti – con le maestranze che rischiano di pagare il prezzo di una scelta industriale unilaterale».
Per questo Flai CGIL, Fai CISL e Uila UIL chiedono l’intervento delle istituzioni. «Chiediamo fin da subito l’attivazione dell’Unità di crisi della Regione Toscana affinché si avvii un confronto istituzionale che coinvolga tutti i soggetti interessati. È necessario aprire rapidamente un tavolo per valutare tutte le possibili soluzioni che possano salvaguardare l’occupazione e il presidio produttivo, evitando la perdita di un’altra realtà industriale importante per quest’area».