La lettera: “Ad Arbia continuo taglio d’alberi. Non c’è più ombra ed il paese ribolle”

Condividi su

Riceviamo e pubblichiamo

E anche l’ultimo “vero, grande albero” che c’era ad Arbia è stato abbattuto. Negli ultimi anni il paese ha subito un albericidio allucinante: decine e decine di alberi che regalavano ombra sono stati rasi al suolo. Ormai, in estate, i bambini possono andare al parco solo dopo il tramonto. Poi ci si lamenta delle temperature sempre più alte, ma senza più un filo d’ombra è inevitabile che il suolo ribolla ancora di più. Questo grande pioppo si trovava all’inizio del ponte che collega Arbia con Taverne ed era lì da tantissimi anni, così come i cipressi abbattuti dall’altra parte della strada. Vedere tagliare tutti questi alberi è un vero dispiacere.

Negli ultimi cinque anni sono stati rimossi quasi tutti gli esemplari più grandi del paese. Capisco che alcuni potessero essere diventati pericolosi e che la sicurezza debba sempre venire prima di tutto. Nessuno chiede di lasciare alberi malati o a rischio. Quello che tanti residenti si chiedono, però, è se davvero non esistesse un’alternativa o una programmazione diversa degli interventi.

Il problema non è soltanto estetico. Gli alberi non sono un arredo urbano qualsiasi: sono ombra, luoghi di incontro e spazi di socialità. Sono una risposta concreta alle estati sempre più torride che stiamo vivendo.

Oggi, invece, ad Arbia l’ombra è quasi scomparsa. Anche nel parco sono stati abbattuti pini e altri alberi. Al loro posto sono stati piantati esemplari molto giovani, alti appena un metro o poco più, che naturalmente impiegheranno decenni prima di poter svolgere la stessa funzione. È un investimento per il futuro, ma non risolve il problema del presente.

Nel frattempo, però, è cambiata la vita del paese. Nei pomeriggi più caldi i bambini e i ragazzi non possono più fermarsi al parco e spesso sono costretti a rifugiarsi nelle case degli amici. Una volta non era così. Verso le 18.30 o le 19 gran parte del parco giochi era all’ombra grazie ai grandi alberi presenti vicino al campo da basket e al campo da tennis. Quegli spazi erano vissuti e frequentati dalle famiglie.

Vicino alla ferrovia c’erano una panchina, una fontanella e un albero sotto il quale si fermavano ragazzi e ciclisti. Anche quello non c’è più. Dall’altra parte della strada è scomparso il viale dei cipressi. E adesso è caduto anche il grande pioppo che, per tanti, rappresentava quasi il simbolo dell’ingresso del paese.

Questa non vuole essere una polemica sterile, ma un appello. Perché forse è arrivato il momento di tornare a considerare il verde pubblico non come un problema da gestire, ma come una risorsa da tutelare. Gli alberi che perdiamo oggi non torneranno domani e quelli che piantiamo oggi regaleranno ombra ai nostri figli soltanto tra molti anni. Nel frattempo, però, Arbia continua a perdere un pezzo della sua identità.

Gabriele Ruffoli

Questo slideshow richiede JavaScript.