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Terrorismo, arrestato il 15enne fermato a Montepulciano nel 2025

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Era già finito al centro di un’inchiesta antiterrorismo a soli 15 anni. Ora, dopo la revoca della misura cautelare e l’ammissione alla messa alla prova, sarebbe tornato a dialogare online con ambienti vicini al Daesh, dichiarandosi “pronto ad agire” e cercando indicazioni su obiettivi e armi.

Per questo il ragazzo tunisino residente nel Senese è stato nuovamente arrestato dalla Polizia di Stato di Firenze e trasferito in un istituto penale minorile.

La nuova misura cautelare è stata eseguita dalla Digos della Questura di Firenze su disposizione del gip del Tribunale per i Minorenni, dopo gli approfondimenti sviluppati dalla sezione antiterrorismo e dal Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo insieme ai servizi di intelligence Aise e Aisi.

Secondo quanto emerso, il giovane – arrivato in Italia da poco più di tre anni – avrebbe ripreso i contatti con profili social riconducibili all’estremismo islamista radicale già dal giorno successivo alla revoca della precedente misura cautelare, avvenuta il 23 marzo scorso nell’ambito del percorso di messa alla prova.

Gli investigatori avrebbero individuato nuove conversazioni nelle quali il 15enne si sarebbe detto disponibile a compiere azioni violente, ricevendo indicazioni sulla scelta dei possibili obiettivi e mostrando interesse per l’approvvigionamento di armi.

Per il gip il ragazzo sarebbe ancora “un soggetto pericoloso”, capace di compiere “atti gravi” e intenzionato a proseguire il proprio percorso di radicalizzazione e proselitismo.

Il nome del giovane era già emerso nell’ottobre 2025 in una delicata indagine che aveva scosso il territorio senese. All’epoca il ragazzo, residente a Montepulciano, era stato collocato in comunità con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale e porto di armi od oggetti atti ad offendere.

L’indagine era partita nel dicembre 2024 dopo la denuncia del padre per l’allontanamento del figlio. I Carabinieri lo avevano rintracciato poche ore dopo nella periferia di Montepulciano con un coltello a scatto e, secondo gli investigatori, già apertamente orientato verso simpatie jihadiste.

Dal sequestro del cellulare era emerso un quadro definito inquietante: ricerche su jihad, armi, Siria e costruzione di ordigni esplosivi, oltre a contatti tramite piattaforme criptate con soggetti impegnati nel reclutamento jihadista internazionale.

Secondo gli investigatori, il ragazzo avrebbe anche prestato un vero e proprio giuramento di affiliazione e successivamente tentato a sua volta di coinvolgere altre persone inviando formule di adesione e propaganda estremista.

Sul telefono erano stati trovati inoltre video autoprodotti nei quali, con il volto coperto, minacciava in nome di Allah azioni violente contro i “miscredenti”.

Ora, secondo la Procura minorile e la Digos, quel percorso di radicalizzazione non si sarebbe interrotto. Anzi, avrebbe ripreso forza subito dopo la revoca della precedente misura restrittiva.