Università per Stranieri, i docenti contrattaccano: “Regole rispettate, ingiusta la censura. Ecco perché ricorriamo al TAR”

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Non ci stanno a passare per professori che non avrebbero svolto regolarmente il proprio lavoro. E, dopo le polemiche che hanno investito l’Università per Stranieri di Siena, decidono di raccontare pubblicamente la propria versione dei fatti. Sono i docenti del corso di laurea online in “Lingua, letteratura, arti italiane in prospettiva internazionale”, che intervengono con una nota per contestare la censura disciplinare disposta nei loro confronti dal rettore Tomaso Montanari e spiegare le ragioni del ricorso al Tribunale amministrativo regionale.

“Regolamenti rispettati, corsi svolti regolarmente”, è il messaggio con cui i professori aprono il documento, articolato in sette punti.

La prima precisazione riguarda la Corte dei conti. “Contrariamente a quanto affermato da alcuni organi di stampa, non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione dalla Corte dei conti”, affermano i docenti, prendendo le distanze da alcune ricostruzioni giornalistiche della vicenda.

Al centro della controversia c’è soprattutto il funzionamento della didattica a distanza e, in particolare, il riutilizzo delle videolezioni registrate negli anni precedenti.

I professori respingono le contestazioni, sostenendo di aver sempre svolto regolarmente gli insegnamenti assegnati dal Dipartimento e di essersi attenuti ai regolamenti approvati dagli organi di governo dell’ateneo.

“In un corso a distanza le videoregistrazioni costituiscono una parte solamente delle molte attività svolte con gli studenti”, spiegano. “Se riutilizzo il materiale audio-video, il resto delle attività viene svolto tutti gli anni ex novo”.

Secondo i firmatari, dunque, utilizzare registrazioni già realizzate non significa riproporre integralmente un corso senza svolgere nuove attività didattiche.

Per chiarire il concetto, i docenti paragonano le videolezioni ai libri di testo, materiali progettati per essere utilizzati anche per più anni. A loro giudizio, nessuna norma nazionale o regolamento interno imporrebbe di registrare nuovamente ogni anno le lezioni.

Anzi, sostengono, i regolamenti dell’ateneo consentirebbero di mantenere invariati i materiali didattici, salvo la necessità di aggiornarli alla luce di nuove conoscenze nelle discipline insegnate.

Nella nota viene richiamata anche l’esperienza degli studenti, che, secondo i docenti, avrebbero regolarmente partecipato alle attività previste, sostenuto prove intermedie ed esami finali ed espresso valutazioni positive nei questionari di soddisfazione.

A sostegno della propria posizione, i professori citano inoltre la valutazione dell’ANVUR, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, che, secondo quanto riportato nella nota, nel settembre 2025 avrebbe espresso un giudizio positivo sul corso online, riconoscendone l’impianto didattico come punto di forza.

Da qui la decisione di rivolgersi alla giustizia amministrativa.

“Per queste ragioni riteniamo ingiusta la censura irrogata dal rettore nei nostri confronti e abbiamo deciso di presentare ricorso al Tribunale amministrativo regionale (TAR), per tutelare i nostri diritti e la nostra reputazione professionale e sottoporre la vicenda al vaglio della giustizia amministrativa”, scrivono i docenti.

I firmatari precisano inoltre che la censura risale all’aprile 2026, quando il corso di laurea online era già stato chiuso da circa due mesi, su proposta del rettore e con una delibera del Consiglio di amministrazione.

La replica si conclude con una riflessione sul rapporto tra autonomia della didattica e potere disciplinare all’interno dell’università.

“Una diversità di vedute sulla bontà ed efficacia della didattica a distanza è legittima e deve essere oggetto di normale dialettica culturale tra gli appartenenti alla comunità accademica negli organi di Ateneo”, sostengono i professori.