“Sono emerse prove di una gestione gravemente scorretta, e in alcuni profili illegittima e illegale”. È netta la risposta dell’Università per Stranieri di Siena alle notizie pubblicate sulla vicenda del corso di laurea a distanza, finito al centro di un caso che coinvolge sedici docenti e ha portato a otto ricorsi al Tar.
In una nota l’ateneo interviene dopo le ricostruzioni giornalistiche degli ultimi giorni, definite “parziali e frammentarie”, e chiarisce la propria posizione sulla gestione dell’unico corso universitario impartito a distanza, successivamente disattivato.
Secondo quanto sostiene l’università, negli scorsi mesi sarebbero emerse irregolarità tali da rendere necessario l’intervento del rettore Tomaso Montanari.
“In accordo con le varie istituzioni esterne preposte, il rettore ha quindi immediatamente avviato le procedure previste, a tutela dell’ateneo – che è parte lesa –, nel pieno rispetto delle norme e delle garanzie di tutte e tutti, ma senza sottostare ad alcuna logica corporativa interna”, si legge nel comunicato.
L’università rivendica dunque la correttezza dell’azione intrapresa e sottolinea come la tutela dell’autonomia accademica debba accompagnarsi al rispetto delle regole.
“La responsabilità è inseparabile dall’autonomia e dalla libertà accademica”, afferma l’ateneo, ribadendo il proprio impegno nel rispetto della legge, della deontologia professionale e dei principi contenuti nel Codice etico.
La vicenda, raccontata da La Stampa, riguarda le contestazioni sulla gestione delle lezioni registrate e dei compensi nell’ambito del corso online, oltre ai procedimenti disciplinari avviati nei confronti di alcuni docenti.
L’Università per Stranieri sostiene di essere stata direttamente danneggiata e assicura che proseguirà il lavoro di chiarimento. “Non appena sarà possibile e opportuno, l’ateneo renderà pubblicamente conto dell’accaduto”, conclude la nota.