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Vaccini lampo con il Biotecnopolo: scoperto in cinque giorni antigene contro il vaiolo delle scimmie

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Individuare in appena cinque giorni l’elemento chiave di un virus su cui costruire un vaccino. È questo il risultato raggiunto grazie a un nuovo metodo di ricerca che segna un cambio di passo nella lotta alle malattie infettive.

Alla conferenza scientifica internazionale di Parigi, la cosiddetta “Reverse Vaccinology 3.0” è stata al centro del confronto tra esperti di tutto il mondo. Tra i protagonisti anche la Fondazione Biotecnopolo di Siena, con il lavoro del ricercatore Emanuele Andreano insieme al direttore scientifico Rino Rappuoli.

Ma cosa significa, in concreto? Fino a oggi, per sviluppare un vaccino si partiva dal virus e si cercava di capire, con lunghi studi di laboratorio, quale fosse il punto debole da colpire. Oggi il metodo si ribalta: si studia direttamente la risposta del sistema immunitario umano e, grazie all’intelligenza artificiale, si individuano in tempi rapidissimi le parti del virus più efficaci da colpire.

“Portiamo a Parigi una ricerca che nasce dall’integrazione tra immunologia e intelligenza artificiale. È un approccio che cambia il modo in cui combattiamo i patogeni e ci prepariamo a rispondere a future emergenze”, spiega Andreano.

È proprio così che, nel caso del vaiolo delle scimmie, i ricercatori sono riusciti a identificare un antigene, cioè il “bersaglio” del vaccino, in soli cinque giorni, un risultato che in passato avrebbe richiesto anni. “Non partiamo più solo dal patogeno. Partiamo dai dati immunologici umani. Analizziamo le risposte anticorpali e utilizziamo modelli predittivi per identificare in modo mirato gli antigeni più promettenti”, aggiunge.

Il vantaggio è evidente: tempi molto più rapidi e maggiore precisione. Questo significa poter reagire prima alla diffusione di nuovi virus e costruire strategie più efficaci per contenerli. “Il passaggio da anni a pochi giorni non è solo un miglioramento tecnico. È un cambio di prospettiva. Significa poter reagire subito quando emerge una minaccia e costruire contromisure in una fase molto precoce”, sottolinea Andreano.

Il nuovo approccio mette insieme diverse competenze, dalla genetica all’immunologia fino all’intelligenza artificialeì, in un unico sistema capace di analizzare grandi quantità di dati in poco tempo. “La forza di questo modello sta nella capacità di integrare discipline diverse. Non è più una sequenza di passaggi, ma un sistema unico che permette di costruire risposte più solide e più rapide”.

Secondo i ricercatori, questa evoluzione rappresenta un passo decisivo per affrontare le sfide future: le pandemie non hanno confini e richiedono risposte sempre più veloci e coordinate. In questo scenario, il lavoro portato avanti a Siena si inserisce tra le esperienze più avanzate a livello internazionale, con l’obiettivo di anticipare le minacce e migliorare la capacità di risposta globale.