Enter your email address below and subscribe to our newsletter

Verso il referendum – Sì e No a confronto. De Martino: “Pm e giudice devono essere distinti”. Ludovici: “Criticità costituzionali”

Condividi su

Stesso tavolo, letture opposte della riforma. All’incontro pubblico promosso dall’Aiga, l’associazione dei giovani avvocati, a Siena il referendum sulla giustizia ha messo a confronto magistratura e avvocatura, con posizioni contrarie ma entrambe fondate su argomenti tecnici: da un lato i timori per l’equilibrio costituzionale, dall’altro la richiesta di completare il modello accusatorio.

Il sostituto procuratore Niccolò Ludovici ha spiegato le ragioni del “No” partendo dall’istituzione della nuova Alta Corte disciplinare. “È composta da 15 giudici e avrebbe la giurisdizione disciplinare sui magistrati: a mio avviso introduce un nuovo giudice speciale, in possibile contrasto con principi fondamentali della Costituzione”. Secondo il pm il problema riguarda anche le impugnazioni: le decisioni sarebbero ricorribili solo davanti alla stessa Corte, seppur in diversa composizione. “Si tratta  – ha detto – di una deroga al principio generale del ricorso in Cassazione”.

Altro profilo segnalato è l’ambito limitato ai magistrati ordinari e non a quelli speciali, con possibili questioni di uguaglianza. Sul tema centrale del referendum, la separazione delle carriere, Ludovici ha osservato che “la Costituzione non la impone né la vieta” e che quindi l’intervento avrebbe potuto “essere affrontato con legge ordinaria”. Il pm ha poi richiamato le deleghe alle norme attuative, ritenute molto ampie: “Non è possibile prevedere oggi gli effetti concreti della riforma e proprio questa incertezza dovrebbe indurre a votare no”.

Di posizione opposta l’avvocato Enrico De Martino. “Pubblico ministero e giudice svolgono oggettivamente funzioni diverse. Il processo accusatorio del 1988 si fonda su accusa e difesa davanti a un giudice terzo: non vedo perché debbano appartenere allo stesso ordine”. Per il legale non vi sarebbero rischi per l’autonomia: “La riforma inserisce espressamente anche il pubblico ministero tra i soggetti dotati di autonomia e indipendenza, rafforzando le garanzie”.

De Martino ha ritenuto coerente la previsione di due Consigli superiori della magistratura in presenza di carriere distinte e ha indicato nel sorteggio dei componenti una possibile soluzione per ridurre il peso delle correnti: “Il Csm non è un Parlamento né un concorso, ma un organo amministrativo che gestisce le carriere dei magistrati”. Sull’Alta Corte disciplinare ha parlato di organismo di garanzia, sottolineando la presenza di ulteriori possibilità di ricorso. «È il completamento del percorso iniziato con la riforma del rito accusatorio”.