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Cassiere licenziato, i motivi del reintegro: il test del carrello nuoce alla salute
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Il test del carrello non rientra nelle mansioni del cassiere, viola i principi di correttezza e può nuocere alla salute del lavoratore. Lo stabilisce il giudice del lavoro del Tribunale di Siena Delio Cammarosano, che nelle motivazioni della sentenza sul caso di Fabio Giomi entra nel merito delle modalità di controllo adottate da Pam, definendo il licenziamento nullo e privo di fondamento.
Ad anticipare i contenuti del provvedimento è stata stamani una conferenza della Filcams Cgil di Siena, che ha seguito la vertenza del cassiere licenziato dal supermercato Pam di Porta Siena sin dalle prime fasi.
L’esito della sentenza che ha sancito l’illegittimità del licenziamento di Giomi era stato reso noto lo scorso 29 dicembre. La decisione assunta da Pam è stata dichiarata nulla, con la previsione del reintegro del lavoratore all’interno dell’azienda. Reintegro che però non è avvenuto, visto che il cassiere, 62 anni, ha optato per l’indennità sostitutiva pari a 15 mensilità , scegliendo di non rientrare in un ambiente giudicato ostile.
Una scelta che, secondo l’avvocato Andrea Stramaccia, legale di Giomi nella vertenza, è stata compiuta “in buona fede”, dal momento che il lavoratore aveva manifestato questa intenzione già prima di sapere se l’opzione sarebbe stata effettivamente praticabile.
Per il legale, quella firmata da Cammarosano “è una sentenza che farà storia” e rappresenta una “massima aspirazione” per la a sigla sindacale. “Il test del carrello, così come è stato utilizzato – spiega Stramaccia – io non lo rifarei se fossi un supermercato. Probabilmente molti, leggendo questa sentenza, capiranno che non si possono affidare mansioni di antitaccheggio a un cassiere per risparmiare su personale, barriere e sistemi di sicurezza, nonostante si tratti di prodotti che vengono normalmente rubati”.