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Vertenze a Siena, Busini: “Per il lavoro non basta Confindustria, serve un fronte comune con le altre associazioni”

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Sulle crisi occupazionali che attraversano Siena, “le aziende non devono diventare agenzie di ricollocamento. Servizi, viabilità, connessioni. Un’impresa senza infrastrutture, senza collegamenti e senza servizi fa fatica a nascere e a restare”: così interviene Marco Busini, vicepresidente di Confindustria Toscana Sud e presidente della delegazione senese.

Numerosi sono stati gli appelli rivolti al mondo industriale per affrontare le grandi vertenze che attraversano la provincia. Ma da Beko a Paycare, fino a Capaccioli, Busini chiede un confronto più ampio e strutturato.

Secondo il vertice senese dell’associazione, la risposta non può essere affidata a un singolo soggetto. “Come Confindustria, per quanto possibile, abbiamo risposto agli appelli alla collaborazione. Ma è fondamentale che il confronto venga allargato anche alle altre associazioni datoriali, perché non c’è solo Confindustria, e che le istituzioni facciano parte attiva di questo percorso”. Un richiamo diretto alla necessità di una responsabilità condivisa, perché “nessuno, da solo, è in grado di risolvere problemi di questa portata”.

 

 

Nel ragionamento di Busini, il caso Beko rappresenta un esempio da analizzare con attenzione. “Siamo partiti da numeri molto alti, 299 esuberi; oggi invece circa la metà dei lavoratori ha già trovato una ricollocazione”, spiega. Un risultato ottenuto grazie allo sviluppo di attività parallele, vicine o anche geograficamente distanti, che dimostra come  “esista ancora un tessuto produttivo capace di assorbire occupazione”.

Un dato che, secondo l’industriale, va letto senza semplificazioni. “Alcuni lavoratori hanno rinunciato a posizioni offerte dall’azienda, e non erano offerte peggiori di altre viste in passato. È un segnale che va interpretato con attenzione”. In un contesto profondamente cambiato, conclude Busini, “viviamo una fase di grande mobilità, flessibilità e diversità. In questi percorsi è importante non avere un approccio dogmatico, ma pragmatico”.

KV