Siena torna al centro della ricerca internazionale sui vaccini. VisMederi è infatti partner di NOFLU, consorzio europeo selezionato dall’Unione Europea per sostenere lo sviluppo clinico iniziale di un vaccino pandemico antinfluenzale di nuova generazione.
Il progetto è coordinato da NIVI Development, struttura di sviluppo della Novo Nordisk Foundation Initiative for Vaccines and Immunity, iniziativa danese nata per accelerare ricerca e innovazione nel campo vaccinale, con particolare attenzione all’immunità delle vie respiratorie. Il consorzio riunisce sette partner in quattro Paesi europei e prevede l’avvio di uno studio clinico di Fase 1 su un candidato vaccino a mRNA mirato al ceppo influenzale H5N8, considerato a potenziale pandemico.
L’obiettivo di NOFLU è sviluppare strategie innovative capaci di stimolare l’immunità mucosale nelle vie respiratorie, che rappresentano la principale porta d’ingresso dei virus influenzali. Rafforzare questa prima linea di difesa significa migliorare la capacità di risposta europea di fronte a eventuali nuove emergenze sanitarie.
All’interno del consorzio, VisMederi avrà un ruolo chiave nella valutazione immunologica e nello sviluppo clinico precoce. L’azienda senese contribuirà alla raccolta, validazione e interpretazione dei dati di immunologia clinica, elementi fondamentali per orientare le decisioni di sviluppo e accelerare il passaggio alle fasi successive della sperimentazione.
Il partenariato coinvolge realtà scientifiche di primo piano come Ethris, Statens Serum Institut, Evonik Health Care, ECRAID e Bavarian Nordic, in una collaborazione europea coordinata per rafforzare le nuove piattaforme vaccinali e la capacità di risposta alle future minacce influenzali.
“Nonostante i progressi nello sviluppo dei vaccini antinfluenzali, i correlati di protezione non sono ancora completamente chiariti, soprattutto quando si tratta di candidati pandemici o di risposte immunitarie diverse dalle classiche IgG sieriche”, spiega Emanuele Montomoli, fondatore di VisMederi. “Per questo è fondamentale valutare anche l’immunità cellulo-mediata, così da comprendere meglio la protezione indotta e orientare lo sviluppo clinico delle nuove strategie vaccinali”.