“Voi li chiamate maranza, noi li chiamiamo per nome”: in 400 al corteo di studenti e lavoratori a Siena
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“Voi li chiamate maranza, noi li chiamiamo per nome”. E ancora: “Finanziare la guerra distrugge il nostro futuro”, “Il vento fischia ancora”. A Siena la protesta si legge sui cartelli, si ascolta negli slogan e attraversa le strade del centro storico. Sono 400 le persone che stanno partecipando al corteo dello sciopero generale promosso dall’Usb, tra bandiere palestinesi, vessilli sindacali e striscioni. “Ora e sempre Resistenza” e “Siamo tutti antifascisti” sono alcuni dei cori scanditi dai manifestanti.
Il corteo, partito alle 9 dal terminal bus di Pescaia, attraversa la Lizza, piazza Matteotti, Banchi di Sopra e via di Città, per raggiungere piazza del Duomo. In strada lavoratori, studenti, sindacati di base e collettivi, uniti dalla protesta contro il carovita, i bassi salari, il riarmo e le guerre.
Tra i cartelloni spicca anche quello che recita: «Studenti e lavoratori fanno prosperare un Paese, le armi lo devastano. Meno soldi alle armi e più fondi per Dsu e fabbriche». Un altro mette in fila una serie di contraddizioni denunciate dai manifestanti: «Vietato spaccare le vetrine, è consentito invadere i Paesi, bombardare le città, manganellare i ragazzi, sfruttare i lavoratori, deportare le persone».
La mobilitazione porta nelle strade senesi anche le richieste di aumenti salariali, interventi contro il caro affitti e il costo delle bollette, maggiori investimenti nella sanità, nella scuola e nei servizi pubblici. Tra i temi sollevati dagli organizzatori figurano inoltre la contrarietà all’aumento delle spese militari, la situazione internazionale e il futuro del lavoro sul territorio, con particolare attenzione alla vertenza dell’ex stabilimento Beko di viale Toselli.
Una protesta che intreccia questioni locali e internazionali, dalla difesa del potere d’acquisto alle politiche di riarmo, dando voce alle rivendicazioni delle diverse realtà sindacali, studentesche e associative presenti in piazza.