Il suicidio della ristoratrice di Lodi riporta in auge il tema dell’utilizzo dei social: Giovanna Pedretti, vittima della tempesta di odio sui principali network in seguito a un post sul quale ci sono dubbi sull’autenticità, è stata trovata morta e di qui l’odio social si è concentrato su giornalisti e sulle piattaforme.
Ma il professor Giuseppe Segreto, docente di social media marketing all’università di Siena, inquadra il vero problema.
“La rete e i social rischiano di diventare dei luoghi dove non si vive bene – spiega -. Se in passato si sono usati per creare comunità negli ultimi anni c’è foga, rabbia e odio”. E prosegue: “Ciò che accade nei social non è diverso da ciò che accade fuori. Sono mondi interconnessi e le nostre identità si formano sia online che offline”.
Segreto continua: “Sui social dovremo evitare di ergerci a giudici e assegnare colpe. Dovremo anche fermare la frenesia di intervenire su ogni cosa. A volte tacere è la scelta migliore”. Ma i social sono responsabili del finale di questa vicenda? “Direi di no: purtroppo gli algoritmi sono funzionali alla polarizzazione, alla divisione in bene e male ed in bianco nero, all’insulto e alla gogna. Ma detto questo non mi sento di dire che la cosa riguarda i social media. Direi più i media in generale, a partire dalle televisioni e dai giornali che hanno avuto degli atteggiamenti che sono stati poi mutuati sul web”, è la sua risposta.
KV
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