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Da Londra a Siena, il progetto di Cristiano Leone: arte, cura e responsabilità al centro di “Nuptiae Mysticae”

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Un’operazione artistica, certo. Ma anche un gesto istituzionale e culturale di forte significato.

A Londra, il presidente della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, Cristiano Leone, è stato protagonista di NNuptiae Mysticae, la performance ideata con Marta Jovanović e presentata alla Fitzrovia Chapel nell’ambito del London Gallery Weekend con la Gallery Rosenfeld Un progetto che ha raccolto interesse internazionale e che conferma Leone come una delle figure italiane più capaci di tenere insieme ricerca, visione e direzione culturale.

La chiave del lavoro non è tanto nel “matrimonio mistico” evocato dal titolo, quanto nella scelta di fare della relazione tra artista e curatore il vero contenuto della performance. Normalmente il curatore opera dietro le quinte: interpreta, organizza, accompagna, protegge. Qui, invece, Leone ha scelto di entrare nello spazio dell’opera in prima persona, assumendo la stessa esposizione, la stessa fragilità e lo stesso rischio che caratterizzano il gesto artistico. Una decisione che restituisce alla performance una dimensione rara: quella della coerenza assoluta tra ciò che si pensa e ciò che si fa.

Per oltre tre ore Jovanović e Leone hanno costruito un rito contemporaneo fatto di 99 voti, ripetuti fino a raggiungere 693 pronunciamenti complessivi, e di 99 ostie consumate come segno di passaggio, scambio, affidamento. Al centro: la cura, la reciprocità, la responsabilità. Temi che non riguardano soltanto la pratica artistica, ma l’idea stessa di istituzione culturale.

Ed è proprio qui che Siena entra pienamente nel racconto. Da presidente della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, Leone sta portando il grande complesso senese in una dimensione sempre più internazionale, non come semplice “luogo di valorizzazione”, ma come soggetto culturale contemporaneo. Il dialogo tra la Fitzrovia Chapel, residuo di un antico ospedale londinese, e il Santa Maria della Scala ha rafforzato un’idea precisa: le istituzioni si definiscono attraverso il modo in cui si prendono cura delle persone, dei saperi e della memoria.

Il riferimento alla cura non è quindi solo simbolico. È il filo rosso dell’intera operazione e, insieme, la chiave con cui leggere il lavoro di Leone a Siena: costruire un museo capace di parlare al presente attraverso responsabilità, apertura e relazione con la comunità.
La performance si è conclusa con un gesto di forte valore poetico e civile: un tatuaggio condiviso, una linea incisa sulle mani dei due performer, che resta incompleta se guardata separatamente e si compone solo nell’unione. Una traccia permanente del patto pronunciato durante l’azione, e assunto attraverso il corpo.

Il 14 giugno il percorso proseguirà al Forte di Bard, in Valle d’Aosta, dove Leone interverrà nella conferenza “I musei fanno bene alla salute”. Il panel riunirà alcune tra le più autorevoli figure del sistema museale italiano, offrendo un confronto di alto livello sul ruolo dei musei oggi. Anche in questo caso, il Santa Maria della Scala sarà al centro di una riflessione nazionale che conferma Siena come punto di riferimento in una discussione strategica sul futuro della cultura.