La notizia più interessante, forse, è che a riempire il Santa Maria della Scala nella notte di San Lorenzo sono stati anche molti giovani. Non come presenza episodica, ma come parte viva di un pubblico che ha mostrato di apprezzare una proposta culturale diversa dal consueto ovvero meno rituale, più immersiva, più capace di tenere insieme linguaggi e sensibilità differenti.
L’apertura straordinaria del 10 agosto, con “Cal-vino. Il cielo secondo il signor Palomar”, ha trasformato il museo in un luogo da attraversare con uno sguardo nuovo, tra visita, parola teatrale e degustazione. Tutti esauriti i tre turni delle visite teatralizzate, segno di un interesse concreto per una formula che ha scelto la misura invece dell’effetto e il coinvolgimento invece della semplice fruizione.
Nel segno di Italo Calvino e del suo signor Palomar, il percorso ha trovato un equilibrio felice tra riflessione e atmosfera. La notte di San Lorenzo, con il suo invito naturale ad alzare gli occhi verso il cielo, si è intrecciata così con gli spazi dell’antico ospedale, restituendo al Santa Maria della Scala una dimensione quasi narrativa, fatta di presenza, silenzio e ascolto.
Molto apprezzata anche la parte dedicata al vino, affidata a realtà di qualità del territorio senese, come espressione concreta di un paesaggio culturale e produttivo che dialoga con il museo.
Il risultato è stato quello di una serata riuscita, partecipata e fuori dai canoni tradizionali. Un modo intelligente di fare cultura, senza forzature, capace di parlare a pubblici diversi senza perdere profondità.