Due concerti, un unico grande racconto musicale. Giovedì 23 luglio il Salone dei Concerti di Palazzo Chigi Saracini ospita una delle serate cameristiche più significative del Chigiana International Festival & Summer Academy 2026 “Isole”, un itinerario musicale che attraversa epoche, culture e geografie sonore, mettendo in dialogo la grande tradizione europea con la ricerca contemporanea e le antiche tradizioni del Medio Oriente. Dalle giovani formazioni della Summer Academy ai grandi interpreti della scena internazionale, la musica da camera si rivela così luogo privilegiato d’incontro fra memoria e creazione, individuo e comunità , evocazione e realtà .
Alle ore 21.15 sarà protagonista un ensemble d’eccezione formato da Riccardo Zamuner e Alexander Goldberg, violini, Benedetta Bucci, viola, Maria Clara Mandolesi, violoncello, e dalla pianista Lilya Zilberstein, fra le più autorevoli interpreti del panorama internazionale e docente della Chigiana Summer Academy. Il programma accosta due capolavori della letteratura cameristica firmati da AntonÃn Dvořák e Nikolaj Medtner, compositori appartenenti a epoche e contesti culturali differenti ma accomunati da una profonda concezione della musica come spazio della memoria, dell’introspezione e della continuità della tradizione.
Ad aprire il concerto sarà il Quartetto con pianoforte n. 2 in mi bemolle maggiore op. 87 di AntonÃn Dvořák, vertice della piena maturità creativa del compositore boemo, seguito da due pagine di Nikolaj Medtner: il Notturno op. 16 e il monumentale Quintetto in do maggiore op. postuma, autentico testamento artistico del musicista russo.
Pur appartenendo a mondi apparentemente lontani – la Boemia della rinascita nazionale nel caso di Dvořák, la Russia del tramonto imperiale per Medtner – i due compositori condividono una medesima visione della musica da camera quale luogo di raccoglimento, riflessione e dialogo con la memoria. Nelle loro opere il tempo sembra dilatarsi: non sono gli eventi a occupare il centro della narrazione musicale, bensì le loro risonanze interiori, le tracce che lasciano nell’animo e nella coscienza. È proprio in questa dimensione sospesa che i loro linguaggi, pur così diversi, finiscono per incontrarsi, orientando l’ascolto verso un comune orizzonte poetico, nel quale la tradizione continua a vivere e a parlare al presente.
Il concerto propone così un percorso di straordinaria intensità espressiva, nel quale la forma classica diventa strumento di ricerca interiore e la memoria si trasforma in materia viva della creazione artistica. Una prospettiva che dialoga profondamente con il tema dell’edizione 2026 del Festival, “Isole”, dedicata ai territori di confine, agli spazi dell’incontro e alle geografie della cultura.
Ad aprire la serata, alle ore 19, sarà il Valegro Quartet, formazione britannica composta da allievi del corso di Quartetto d’archi e musica da camera per pianoforte e archi della Chigiana Summer Academy, guidato dal violoncellista Clive Greensmith. Il quartetto condividerà il palcoscenico con la compositrice e santurista iraniana Farnaz Modarresifar, protagonista della prima esecuzione italiana di À l’orée (“Sulla soglia”), una composizione che interpreta con particolare intensità il tema del Festival. Il titolo richiama infatti uno spazio di confine e di attesa, un luogo simbolico in cui culture e tradizioni differenti si avvicinano senza perdere la propria identità . Attraverso il dialogo fra il santur, antico strumento della tradizione musicale persiana, e il linguaggio della musica da camera occidentale, Modarresifar costruisce un ponte sonoro fra Oriente e Occidente, dando vita a una scrittura nella quale tradizione e contemporaneità convivono in un equilibrio di rara suggestione. Il concerto è realizzato in collaborazione con Le Dimore del Quartetto, con il sostegno dell’Institut Français Paris e della Fondazione Nuovi Mecenati, fondazione franco-italiana impegnata nella promozione della creazione contemporanea.
Alle ore 21.15, il concerto del quintetto formato da Riccardo Zamuner e Alexander Goldberg, violini, Benedetta Bucci, viola, Maria Clara Mandolesi, violoncello, e Lilya Zilberstein al pianoforte, accosta due capolavori della letteratura cameristica di AntonÃn Dvořák e Nikolaj Medtner. Un itinerario musicale che attraversa la piena stagione romantica e il Novecento storico, accomunando due compositori lontani nel tempo e nello spazio, ma uniti da una profonda riflessione sul valore della memoria, della tradizione e della continuità dell’esperienza artistica.
Composto nel 1889, il Quartetto con pianoforte n. 2 in mi bemolle maggiore op. 87 rappresenta uno dei vertici della maturità creativa di AntonÃn Dvořák e l’ultimo lavoro che il compositore dedicò a questo organico. Nella partitura convivono con straordinaria naturalezza il rigore delle grandi forme classiche e una libertà inventiva che si manifesta nella ricchezza melodica, nella vitalità ritmica e nella continua tensione espressiva. Dvořák guarda alla tradizione austro-tedesca senza rinunciare alla propria identità culturale: i richiami alla musica popolare slava non si traducono mai in citazioni dirette, ma riaffiorano nelle inflessioni ritmiche, nei profili melodici e nel carattere di numerosi episodi, conferendo all’opera una voce personale e inconfondibile. Il risultato è una scrittura di grande equilibrio, nella quale energia drammatica e cantabilità si alternano e si completano, restituendo tutta la ricchezza poetica del linguaggio del compositore boemo.
Con i Drei Nachtgesänge op. 16 (“Tre canti notturni”), composti nel 1907 per violino e pianoforte, Nikolaj Medtner conduce invece l’ascoltatore in una dimensione profondamente interiore. La notte non diventa un paesaggio da descrivere, ma uno stato dell’anima, uno spazio di contemplazione nel quale il silenzio permette di ascoltare ciò che normalmente resta nascosto. Ispirati alla poesia Nachtgesang di Goethe, riportata dallo stesso compositore in apertura della partitura, questi brani non si limitano a tradurre in musica il testo poetico, ma ne restituiscono il clima spirituale, sospeso fra sogno, meditazione e memoria, anticipando quella poetica del ricordo destinata a caratterizzare l’intera produzione matura del compositore russo.
Il Quintetto per pianoforte e archi in do maggiore, pubblicato postumo, rappresenta il punto culminante di questo percorso artistico e spirituale. Medtner vi lavorò per oltre quarant’anni, accompagnandone la gestazione lungo quasi tutta la propria esistenza creativa. Mentre intorno a lui l’Europa attraversava rivoluzioni, guerre e profondi mutamenti culturali, il compositore continuò a tornare su questa partitura, trasformandola nel luogo privilegiato della propria riflessione musicale. Il Quintetto custodisce le tracce di questo lungo cammino e restituisce una visione della tradizione non come patrimonio immobile, ma come realtà viva, continuamente rinnovata dall’interpretazione e dall’ascolto. Passato e presente, esperienza vissuta e attesa del futuro si riflettono così l’uno nell’altro, dando forma a una musica di straordinaria intensità meditativa, fedele a un ideale di equilibrio e di bellezza che continua ancora oggi a parlare con forza al pubblico contemporaneo.