Duccio Carapelli ripercorre le sue 96 ore di Palio: “Non è il trionfo di Decio, ma di tutta l’Aquila”
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“Solo in questi giorni sto realizzando quello che è successo”: queste le prime parole del capitano che ha riportato l’Aquila alla vittoria dopo 34 anni, Duccio Carapelli (Decio per gli amici), il quale ha raccontato le sue 96 ore di Palio e i momenti più belli e significativi della festa.
“In questi giorni sono rimasto chiuso in una bolla che non mi permetteva di capire cosa stesse accadendo – commenta Duccio Carapelli -. Solo ora mi sto rendendo conto di quello che abbiamo fatto e nonostante le poche ore di sonno, ogni sera non vorrei mai andare via dalla Contrada, perché uscire con il Palio tutti insieme mi dà una gioia immensa. Quello che dico sempre è che questo non è il Palio di Decio, ma è il Palio di tutta l’Aquila, che è stata capace di aspettare e di soffrire, per poi essere ripagata. Un ringraziamento poi, lo voglio fare a tutti quei capitani che in questi 34 anni non avuto la fortuna di poter vincere il Palio, ma che hanno sempre dato il massimo per farlo: dunque grazie a Renato Romei (che fu il primo ad inserirmi nella stalla), Franco Masoni, Franco Moretti, Enzo Frignani, Nanni Mandriani e Marco Antonio Lorenzini”.
Per Carapelli sono stati 5 giorni molto intensi, a partire dall’assegnazione fino all’ultimo Casato, in cui è scoppiata la gioia di un intero popolo.
“I momenti belli sono stati molti – spiega Carapelli -, ma appena è finito il Palio e mi sono ritrovato sotto un fiume giallo con la gente che piangeva e che urlava dalla gioia ha rappresentato per me il momento più emozionante. Un’altra tappa importante è stata l’assegnazione di Diodoro: una vera e propria liberazione e ringrazio pubblicamente Cesare Nacci, il quale è andato a prendere il cavallo. La scelta era ricaduta su Cesare, perché oltre ad essere un positivo nella vita, è una persona che si è sempre data da fare e che meritava di andare a prendere un cavallo vincente. Infine, volevo menzionare i 5 giorni passati con lo staff e con Giovanni, perché sono stati un crescendo continuo e che anche a me hanno insegnato tantissimo”.