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Carovita e bassa crescita economica: un binomio da contrastare in maniera efficace. Il piano “Accelerate Eu” basterà?

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Arrivano i primi effetti degli aumenti del carburante sul prezzo dei prodotti alimentari freschi trasportati su gomma. In uno studio di Assoutenti basato su dati Istat si legge che il prezzo delle melanzane ha registrato addirittura una crescita media su base annua del + 21,5%.

Non è l’unico rincaro: il prezzo medio dei piselli cresce del +19,6%, quello delle zucchine del +11,1%, i limoni salgono del +10,8%, le fragole del +10,4%. Rincari del +8,4% per la carne bovina, del +7,2% per quella ovina, del +8,5% per le uova.

La situazione non migliora sul comparto vacanze che registrano tariffe in crescita del + 4% sugli alloggi e del +12,6% sui voli nazionali, su base annua.

Una mancata e marcata riduzione del prezzo dei carburanti con l’obiettivo di raggiungere una certa stabilità in tempi brevi è, dunque, necessaria, e per le aziende che si occupano di autotrasporti, vitale. Infatti, per tali aziende il gasolio rappresenta un costo operativo importante e difficilmente sostenibile con i rincari medi avuti dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, perché anche se il maggior costo viene scaricato sul consumatore finale, deve essere sostenibile l’approvvigionamento, e quest’ultimo dipende dalla situazione di liquidità dell’azienda, che non è detto che sia in grado di far fronte per mesi al rincaro del gasolio e alla spesa utile a far viaggiare i mezzi pesanti. Il problema è davvero di ampia portata: alla riapertura dello Stretto di Hormuz, il Comitato Esecutivo di UNATRAS, il coordinamento unitario delle federazioni nazionali dell’autotrasporto merci ha proclamato il fermo nazionale dei servizi e di tutte le attività di trasporto, con modalità da decidere.

I segnali che stanno arrivando sulla prospettiva di crescita economica dei prossimi mesi per imprese e cittadini non sono incoraggianti, né per l’Italia, né per gli altri Paesi Europei. Tanto che sul fronte UE arriva il piano anticrisi “Accelerate Eu”, il cui orientamento guarda allo smart working, alla riduzione del costo sostenuto per viaggiare con i mezzi pubblici, a tagli sul riscaldamento e ad aiuti per le famiglie più vulnerabili. Guarda a riduzione, in genere, dei consumi privati e di quelli degli edifici pubblici. I lavori restano sempre in aggiornamento data la situazione in continua evoluzione, ma, intanto, il capo del Dipartimento Europeo del Fondo Monetario Internazionale, Alfred Kammer, in un’analisi sull’IMF Blog scrive che l’Unione Europea potrebbe “sfiorare la recessione, con l’inflazione in avvicinamento alla soglia del 5%. Nessun Paese europeo ne è immune”. 

Cosa possiamo augurarci? 

Schemi già noti di aiuti di Stato adottati in passato tendono a favorire i Paesi che dispongono di maggiori margini di bilancio, ma questa è una questione contabile legata a regole europee quantitative basate sui conti pubblici. A mio avviso, invece, il sostegno ai Paesi è imprescindibile proprio per costruire una maggiore rete di sicurezza con azioni mirate sui bisogni concreti e per contrastare l’attuale quadro economico, che appare complesso. 

Le misure che verranno adottate saranno strategiche per evitare che si re-inneschi una spirale fatta di carovita e bassa crescita economica, dalla quale è sempre l’economia reale a pagare il prezzo più alto.

Se il passato insegna, evitiamolo.

Maria Luisa Visione