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SOS Cryptolocker e guasti che causano la perdita dei dati: come mettersi al sicuro

Cosa cambia per il mondo delle criptovalute nel 2026?

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L’aspetto già noto, derivante dalla Legge di Bilancio 2026, è l’aumento dell’aliquota fiscale da applicare sulle plusvalenze e sugli altri proventi derivanti dalle cripto-attività, che è salita al 33% dal 26%.

Una novità importante che scatterà in base al realizzo, indipendentemente dal momento in cui sono state acquistate le valute virtuali, che inasprisce le potenzialità di guadagno. Forse per scoraggiarne l’utilizzo?

Oltre all’aumento della tassazione scatta anche l’obbligo di includere le criptovalute nel calcolo della situazione economica patrimoniale ai fini ISEE. In cosa consiste esattamente?

Bisogna valorizzare correttamente il proprio portafoglio in cripto, che fanno parte, a tutti gli effetti dei valori mobiliari, in base a due valori distinti: il primo è il controvalore al 31 dicembre; il secondo è la giacenza media, ovvero, la media ponderata dei valori delle criptovalute detenute durante l’anno. Vale come valore da indicare in dichiarazione quello più alto.

Se il saldo alla fine dell’anno è facilmente reperibile, più complesso è il calcolo della giacenza che risentirà della movimentazione effettiva del portafoglio. Quindi, dipenderà dalla piattaforma alla quale ci si è affidati.

Ma se queste importanti novità impattano sul risparmiatore nella gestione del suo portafoglio cripto rendendo meno semplice di come era nata l’idea di detenerle, un altro aspetto, ancora più importante riguarda il quadro di insieme più ampio nel quale si sta evolvendo la regolamentazione di questi strumenti, a conferma di come la loro diffusione ne renda sempre più evidente e necessaria un’azione di trasparenza sul loro utilizzo, onde tenerne sotto controllo la legalità.

Mi riferisco all’entrata in vigore della Direttiva Europea Dac 8, con la quale gli operatori che offrono i servizi relativi alle cripto-attività sono obbligati a identificare i clienti, verificarne la residenza fiscale, e comunicare alle autorità fiscali nazionali tali informazioni insieme ai movimenti e ai saldi che devono monitorare. Tale Direttiva, insieme al Regolamento Micar che ha l’obiettivo di creare un quadro normativo europeo armonizzato per promuovere l’innovazione e l’utilizzo delle criptovalute garantendo stabilità finanziaria e protezione degli investitori, va nella direzione di rendere tracciabili tutti i movimenti delle valute virtuali.

In sostanza, tutte le operazioni di acquisto, vendita, scambio, trasferimento effettuate tramite operatori autorizzati in Italia e attraverso piattaforme europee aderenti allo standard Ocse Carf, cioè quello che abilita allo scambio di informazioni anche al di fuori dell’UE, confluiranno in automatico verso l’Agenzia delle Entrate, consentendo lo scambio informativo tra le amministrazioni fiscali.

La conseguenza è un sistema incrociato di controlli su chi opera in criptovalute.

Allora viene da chiedersi: a quanto ammontano in media i portafogli in cripto-attività in Italia?

Dai dati ufficiali parliamo di 1,35 milioni di Italiani che hanno investito in cripto-asset con una media di circa 1.600 € a testa (Dato Fabi giugno 2025). E da altri dati sembra che il portafoglio medio stia scendendo.

Le nuove regole non ne faciliteranno certo l’aumento.

Maria Luisa Visione