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Il Bitcoin scende sotto i 60.000 dollari. Ripercorriamo la sua storia

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Il Bitcoin in frenata, per la prima volta da ottobre 2024, scende sotto i 60.000 dollari.

Leggendo questa notizia ho pensato di ripercorrere la storia del Bitcoin che, dalla sua nascita ad oggi, è diventato un asset e una scelta di investimento allettante, soprattutto per le nuove generazioni. 

Bitcoin è la prima valuta al mondo che ha utilizzato la tecnologia Blockchain, come dire che è proprio grazie a Bitcoin che Blockchain si è diffusa. Nasce con intorno tanta reticenza, ma poi si diffonde e impone, tanto da suscitare interesse da parte delle istituzioni private, e adesso anche pubbliche.

Il Bitcoin nasce con Satoshi Nakamoto, noto per aver pubblicato un white paper che rivoluzionava il mondo delle valute, grazie all’idea di avere una moneta virtuale, non controllata dalle Banche Centrali, che adotta un sistema crittografato peer-to-peer e viene governata da algoritmi. Era il 2008, le crisi bancarie avevano tradito molti investitori, e in qualche modo c’era voglia di ribellarsi ad un sistema che aveva tradito la fiducia e messo alla prova il portafoglio dei risparmiatori.

Bitcoin inizia a funzionare nel 2009: il suo primo acquisto fu una pizza. Dal 2009 al 2012 arriva a capitalizzare un miliardo di dollari americani, partendo da 0.

Oggi la sua capitalizzazione ha superato i 2 trilioni di dollari americani e si avvicina ai 3. Durante la sua larga diffusione ha incontrato, però, qualche problema, a causa dell’anonimato e dell’assenza di controllo, trovando interesse nei circuiti dei mercati illegali, e come veicolo per il riciclaggio di denaro sporco.

L’interesse per la tecnologia Blockchain nasce dal 2014, insieme a nuove valute virtuali e a piattaforme che si avvalgono di alcuni principi fondanti di Bitcoin, come Ethereum e Ripple; Ethereum è orientata allo smart contract, Ripple trova interesse da parte delle banche. 

Dal 2015 l’interesse si distribuisce su due strade: da una parte è esclusivamente nei confronti delle criptovalute; dall’altra è verso le piattaforme e la tecnologia per le sue potenzialità di applicazione su vari settori e ambiti. Siamo nel 2016, Blockchain è di moda, una tecnologia rivoluzionaria che viene sperimentata da molti. Interesse e clamore sempre in crescita fino alla fine del 2017, quando sorgono i primi dubbi sul meccanismo di mining, sulla lentezza delle transizioni, sul consumo di energia elevatissimo, sui computer dedicati. Ma al di là della tecnologia, l’interesse del pubblico degli investitori per la valuta virtuale Bitcoin è fortissimo, e la ragione è la crescita del suo prezzo. Il 2018 porta, però, il crollo della capitalizzazione. La tecnologia Blockchain si evolve.

E arriva l’interesse delle Banche Centrali nel 2020 e nel 2021; vengono avviati progetti di ricerca sull’applicazione della tecnologia e sull’emissione di una eventuale moneta digitale. Nel 2021 e fino alla prima metà del 2022 si diffondono le applicazioni decentralizzate, soprattutto in ambito finanziario e vengono introdotti i token non fungibili, cioè certificati digitali di autenticità e proprietà, registrati su una blockchain, non sostituibili e non scambiabili come le criptovalute, che rendono unico il valore di un bene fisico o digitale. La tokenizzazione degli asset finanziari e i fenomeni di collezionismo esplodono.

Siamo nella seconda metà del 2022, si diffonde il termine Web3; si tratta di una nuova versione decentralizzata del web basata su Blockchain. I lavori sull’utilizzo della tecnologia Blockchain e sulle monete digitali, per noi l’euro digitale, sono in corso. L’interesse da parte delle istituzioni è cresciuto. Si parla di Blockchain come struttura di ecosistemi digitali.

E il Bitcoin, per lungo tempo identificato con la tecnologia, segue il suo andamento di borsa, mostrando in maniera semplice che, pur rimanendo la prima valuta virtuale per capitalizzazione, non è esente da forte volatilità, anzi. 

Tutti avrebbero voluto acquistarlo a 0, ma oggi, valutare un ingresso richiede comprendere alcuni aspetti. Il primo è la sua volatilità, oscillazioni ampie in pochi giorni, dunque ottica di breve termine speculativa. Il secondo la sua liquidità: è presente su piattaforme certificate 24 ore su 24, ma insieme dobbiamo valutare il rischio di default, seppure sembri improbabile, dato che non è emesso da una Banca Centrale, rischio che vale per tutte le monete virtuali. Molte sono nate e sparite in pochissimo tempo.

Terzo aspetto: Come custodirlo? Va custodito su sistemi di scambio centralizzati come Coinbase o su wallet personali. Attenzione, però, a non perdere le chiavi private per non perdere tutti i soldi investiti.

Quarto aspetto: il crollo che ha caratterizzato Bitcoin e le conseguenti vendite massicce, a partire da ottobre dello scorso anno, è un “mini inverno” delle criptovalute? L’occhiale a lungo termine tende per una crescente diffusione delle valute virtuali a livello mondiale, guardando anche all’approccio di diversificazione valutaria rispetto ad altre monete tradizionali e ai data center di Intelligenza Artificiale a cui collegarle.

Sesto aspetto: Diversificazione efficiente ed evitare rischio di concentrazione. Per un asset che ha tale volatilità sono regole d’obbligo.

In conclusione, sono nati ETF sulle criptovalute, non è un tema di diffusione, ma un tema di consapevolezza.

Investimenti che presentano forti oscillazioni non sono esenti da panic selling e da cambiamenti repentini di mercato.

L’investimento migliore non esiste. Il fai da te non è detto che funziona, anzi.

La storia insegna. Seguiamo gli obiettivi di vita non la guida illusoria dei mercati finanziari che salgono.

Maria Luisa Visione