Intesa rilancia ma per MPS l’offerta non basta: “Vantaggio economico ancora troppo basso”

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Intesa mette sul piatto altri 25 centesimi per azione, ma per il Monte dei Paschi il prezzo continua a essere troppo basso. È il messaggio che arriva da Rocca Salimbeni dopo il consiglio di amministrazione di oggi, 12 ottobre, chiamato a esaminare la nuova offerta di Intesa Sanpaolo. La banca senese riconosce il miglioramento della proposta economica, ma ritiene che il vantaggio offerto agli azionisti non sia ancora adeguato, soprattutto considerando che l’operazione comporterebbe il cambio di controllo e la divisione delle attività del Monte.

Il consiglio di amministrazione, presieduto da Cesare Bisoni, ha analizzato il rilancio annunciato da Intesa il 3 ottobre. La novità riguarda la parte in contanti dell’offerta, salita da un euro a 1,25 euro per ogni azione Mps. A questa cifra si aggiungono 1,6 azioni Intesa per ciascuna azione del Monte consegnata dagli azionisti che decideranno di aderire.

In termini semplici, Intesa propone di acquistare le azioni Mps pagando in parte con denaro e in parte con proprie azioni. Secondo i valori di riferimento utilizzati nell’offerta, ogni azione del Monte verrebbe valutata 10,341 euro.

Il punto contestato da Mps è però un altro: quanto viene effettivamente riconosciuto in più agli azionisti rispetto al valore di mercato della banca?

Con il rilancio, questo vantaggio, definito tecnicamente premio, sale dal 12,5% al 15,3%. Secondo il consiglio di amministrazione del Monte, si tratta comunque di una percentuale inferiore a quella osservata mediamente in altre grandi offerte pubbliche volontarie nel settore bancario italiano, che si aggira intorno al 30%.

Per questo Rocca Salimbeni ritiene che l’aumento di 25 centesimi non sia sufficiente, da solo, a rendere convincente la proposta.

La valutazione economica assume ancora più peso considerando il progetto industriale di Intesa. L’operazione, infatti, non comporterebbe semplicemente il passaggio di Mps sotto il controllo della banca milanese, ma anche una successiva divisione delle sue attività.

Secondo il piano illustrato da Intesa, circa 625 filiali del Monte entrerebbero nel gruppo guidato da Carlo Messina, insieme a Mediobanca. Altre 635 filiali, con il marchio Mps e una parte delle strutture centrali, sarebbero invece trasferite a Unipol, in vista di una possibile integrazione con Bper.

Il consiglio di amministrazione senese sottolinea che questa riorganizzazione presenta ancora diverse incognite. Per realizzarla serviranno ulteriori decisioni, accordi e autorizzazioni, senza che oggi sia possibile conoscere con certezza quale sarà l’assetto finale della banca.

C’è poi un altro aspetto economico. Anche dopo il rilancio, la maggior parte del pagamento proposto da Intesa sarebbe costituita da azioni e non da denaro. Nell’ipotesi di adesione di tutti gli azionisti Mps, l’offerta avrebbe un valore complessivo indicato da Intesa di 31,4 miliardi di euro: 27,6 miliardi in azioni e 3,8 miliardi in contanti.

Questo significa che gli attuali azionisti del Monte diventerebbero azionisti di Intesa, con una partecipazione complessiva di circa il 21,6%, e il valore del loro investimento continuerebbe a dipendere dall’andamento in Borsa della banca milanese.

Mps difende invece il proprio progetto di crescita, sostenuto dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, che punta a rafforzare il gruppo attraverso l’integrazione con Mediobanca e le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali.

Il piano prevede anche, a determinate condizioni, una distribuzione straordinaria agli azionisti di circa 4 miliardi di euro, attraverso denaro e azioni di Assicurazioni Generali. Una possibilità legata all’approvazione delle proposte e al successo di almeno una delle due operazioni bancarie.

La partita si sposta quindi sull’assemblea del 29 ottobre. Intesa ha già chiarito che l’approvazione di alcune operazioni previste dal piano Mps renderebbe inefficace la sua offerta.

Per il consiglio del Monte, gli azionisti rischiano così di trovarsi davanti a una scelta delicata: abbandonare il progetto di crescita della banca senese senza avere ancora la certezza che l’operazione di Intesa venga completata.

Sul tavolo resta anche il futuro di Siena. Rocca Salimbeni prende atto dell’attenzione dedicata da Intesa al territorio, ma osserva che mancano ancora impegni precisi sugli investimenti, sull’occupazione e sulle funzioni decisionali che rimarrebbero in città.