L’incertezza internazionale rallenta la corsa delle medie imprese italiane, ma le prospettive restano positive. Per il 2026 le aziende prevedono una crescita del fatturato del 2,5% e delle esportazioni del 2,7%, anche se oltre sette imprese su dieci temono che l’attuale scenario geopolitico possa tradursi in ricavi inferiori nei prossimi dodici mesi. È il quadro tracciato dal XXV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane e dal report “Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione: governance, capitale umano e geopolitica”, realizzati dall’Area Studi Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere e presentati oggi a Siena.
Le medie imprese si confermano uno dei motori del manifatturiero nazionale: rappresentano il 16% del fatturato dell’industria italiana, il 15% del valore aggiunto e il 13% di esportazioni e occupazione. Negli ultimi trent’anni il comparto è cresciuto sotto tutti i principali indicatori, aumentando numero di aziende, giro d’affari, export e occupazione.
Anche Siena mantiene un ruolo di primo piano. Circa il 9% delle medie imprese toscane è infatti concentrato nel territorio senese, dove genera ricavi per circa 1,1 miliardi di euro, pari al 10% del totale regionale delle imprese di questa fascia dimensionale.
Il report evidenzia come il principale fattore di preoccupazione sia l’instabilità internazionale. Il 73,9% delle imprese denuncia un aumento dell’incertezza legato soprattutto alle tensioni geopolitiche e alla volatilità dei costi energetici e delle materie prime. Nonostante questo, il 41% delle aziende prevede di investire nelle tecnologie Net Zero tra il 2026 e il 2028.
Le leve competitive rimangono soprattutto la flessibilità e la capacità di personalizzare l’offerta, indicate dal 65,8% delle imprese, seguite dalla reputazione del marchio, dalla qualità dei prodotti e dalla professionalità del personale. Cresce anche il peso dell’innovazione tecnologica, mentre il prezzo continua a essere considerato un fattore meno determinante rispetto al valore del prodotto.
Permane invece una forte criticità sul fronte dell’occupazione. Quasi nove imprese su dieci dichiarano difficoltà nel reperire personale qualificato, soprattutto figure tecniche e specialistiche. Per far fronte alla carenza di manodopera, il 77% delle aziende ricorre a lavoratori stranieri.
Le imprese continuano inoltre a puntare sull’innovazione. Oltre tre aziende su quattro investiranno nel prossimo triennio nel miglioramento di prodotti e processi già esistenti, mentre aumenta anche l’interesse verso le tecnologie Deep-Tech, dall’intelligenza artificiale alla robotica fino al cloud, considerate in grado di generare un significativo incremento della produttività .
“Le medie imprese industriali italiane restano uno dei pilastri più solidi del nostro sistema produttivo”, ha sottolineato il presidente di Unioncamere Andrea Prete, evidenziando però la necessità di accompagnarle con politiche industriali e strumenti capaci di rafforzarne resilienza e investimenti.
Sulla stessa linea il direttore dell’Area Studi Mediobanca, Gabriele Barbaresco, che ha richiamato l’attenzione sulla capacità delle imprese di affrontare scenari sempre più incerti: “Solo due imprese su dieci ritengono di avere strumenti adeguati per gestire l’incertezza”.
Per il presidente della Camera di commercio di Arezzo-Siena, Massimo Guasconi, la sfida sarà quella di accelerare l’innovazione senza perdere il valore delle competenze: “Il salto tecnologico funziona solo se procede insieme alla valorizzazione del capitale umano”.