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Mps-Intesa, Messina: “Marchi salvi, uscite solo su base volontaria e 13mila assunzioni entro il 2029”

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Uscite solo su base volontaria, 13mila assunzioni e marchi storici preservati. Carlo Messina prova a togliere dal tavolo le paure che accompagnano ogni grande fusione bancaria e lancia un messaggio diretto a lavoratori, territori e mercati dopo l’offerta da oltre 30 miliardi di euro su Monte dei Paschi.

Nel giorno dell’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps, l’amministratore delegato del gruppo torinese ha illustrato agli analisti la visione industriale dell’offerta, insistendo soprattutto su lavoro, identità delle banche coinvolte e prospettive di crescita.

“Questa operazione è un’opportunità unica per rafforzare la nostra posizione come leader europeo e la nostra presenza in Italia”, ha detto Messina, parlando della possibilità di creare “una banca italiana di wealth management da 2.000 miliardi”.

Il numero uno di Intesa ha poi provato a rassicurare sul fronte occupazionale. “Tutte le uscite saranno su base volontaria e saranno pareggiate da nuove assunzioni”, ha spiegato. Tenendo conto delle assunzioni già previste dal piano industriale, ha aggiunto, “assumeremo più di 13mila persone entro il 2029”.

Per Messina si tratta di “uno dei programmi di assunzione più ambiziosi mai visti nel nostro Paese”, focalizzato su “giovani persone di talento e ambiziose”.

L’amministratore delegato ha rivolto un messaggio anche a Mediobanca, uno dei nodi più osservati dal mercato. Il marchio di Piazzetta Cuccia “sarà preservato: valorizzeremo tutte le persone della banca”, ha affermato. Secondo Messina, “Mediobanca e le parti non cedute di Monte dei Paschi beneficeranno di una maggiore capacità di investimento e del nostro consolidato know-how nelle integrazioni bancarie”.

“L’integrazione non ha rischi, ha zero rischi”, ha dichiarato Messima, richiamando il “comprovato track record nel gestire le integrazioni” di Intesa.

Secondo le stime presentate agli analisti, l’operazione potrebbe portare Intesa a generare “più di 16 miliardi di risultato netto nel 2029”, con un aumento della capacità di distribuire valore agli azionisti. “Questa operazione è estremamente attrattiva e beneficia tutti gli azionisti da qualunque punto di vista”, ha aggiunto Messina.

Nel corso della conference call con gli analisti, Carlo Messina è tornato anche sul tema della partecipazione in Generali, dopo che il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo ha approvato l’acquisto di una quota pari al 3,01% del capitale della compagnia assicurativa.

L’amministratore delegato ha escluso qualsiasi ipotesi di scalata al Leone di Trieste. “Se mi chiedete se vogliamo acquisire Generali, la risposta è no”, ha affermato. Messina ha spiegato che la partecipazione rientra nella strategia di diversificazione del gruppo e contribuisce ai risultati dell’area wealth management e protection.

Il manager ha inoltre chiarito che Intesa intende mantenere la propria partecipazione complessiva in Generali, sottolineando come l’investimento rappresenti un elemento di stabilizzazione dei risultati del gruppo e non un’operazione finalizzata a influenzare la gestione della compagnia assicurativa.

Rispondendo a una domanda degli analisti, Messina ha aggiunto che l’acquisto del 3% risponde anche all’esigenza di prevenire possibili operazioni sul capitale di Intesa da parte di Generali. “Abbiamo già sperimentato questi approcci, si può sbagliare una volta ma non due volte”, ha dichiarato. L’amministratore delegato ha inoltre precisato che l’applicazione del cosiddetto Danish Compromise non dipende dal possesso della quota aggiuntiva, esprimendo fiducia sul fatto che il meccanismo possa essere riconosciuto dalle autorità competenti.