Mps-Intesa, Messina: “Non è un’operazione di potere, creiamo valore per Siena e per il Paese. Metteremo in sicurezza Generali”
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“Non operiamo nella convinzione di creare una posizione di potere. Stiamo creando un’operazione che crea valore per i nostri azionisti, per gli azionisti di Montepaschi e di Siena”. Carlo Messina torna a parlare dell’offerta di Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi e respinge l’idea che dietro l’operazione ci sia la volontà di conquistare nuove posizioni di potere nel sistema finanziario italiano. L’obiettivo, sostiene l’amministratore delegato del gruppo, è rafforzare la stabilità del risparmio nazionale, garantire benefici agli azionisti e creare valore per i territori coinvolti.
Intervenendo al Forum economico Moneta, Messina affronta direttamente anche il tema della governance del Monte, definendola fragile e segnata dalle tensioni interne.
“La nostra operazione stabilizza il risparmio di questo Paese perché rende più solida una banca con una governance fragile, debole, con la conflittualità fra i diversi consiglieri di amministrazione, come si è determinato in Monte Paschi di Siena”, afferma il numero uno di Intesa Sanpaolo.
Una valutazione netta, che arriva alla vigilia dell’assemblea degli azionisti di Mps del 29 ottobre, appuntamento cruciale per il futuro della banca senese.
Messina allarga poi il ragionamento agli equilibri del sistema finanziario nazionale, soffermandosi sul ruolo di Mediobanca e Generali.
“Monte Paschi di Siena ha elementi di sicurezza nazionale, come Mediobanca, la quota di Generali”, osserva. Secondo l’amministratore delegato, l’operazione avrebbe quindi un significato che va oltre gli interessi dei singoli istituti coinvolti.
“Per un Paese rappresentano un elemento che non può non essere valutato, cioè il fatto che attraverso questa operazione noi riusciamo a stabilizzare il risparmio nel nostro Paese e a mettere in sicurezza l’indipendenza di Generali”.
Proprio Generali rappresenta uno dei punti centrali della strategia illustrata da Messina. Il manager sostiene che, una volta superata la soglia del 13% del capitale della compagnia assicurativa, Intesa contribuirà a proteggerne l’indipendenza.
“Generali non sarà più scalabile una volta che noi avremo più del 13%”, afferma.
Messina precisa però che l’obiettivo non è assumere il controllo della gestione della compagnia assicurativa. Al contrario, Intesa si dichiara disponibile a condividere il progetto con gli altri grandi azionisti.
“Saremo disponibili, come ho già ripetuto più volte, a condividere questo elemento di stabilità con Unicredit, con Delfin, con Caltagirone, con Benetton, con tutti coloro che oggi sono azionisti di Generali”.
E aggiunge: “Non abbiamo nessuna volontà di essere in una posizione di interferire sulla gestione di Generali, ma quello che ci interessa è stabilizzare il risparmio. Lo facciamo per l’Italia e lo facciamo anche per Intesa Sanpaolo”.
Nelle parole dell’amministratore delegato, il progetto assume anche una dimensione strategica nazionale.
“Stiamo creando un’operazione che crea valore per i nostri azionisti, per gli azionisti di Monte Paschi di Siena e creerà valore per le comunità in cui noi andremo a operare e poi creerà valore per il nostro Paese”, sottolinea Messina.
Il riferimento è alla centralità del risparmio come elemento di forza dell’Italia, anche nel confronto con gli altri Paesi.
“L’elemento di stabilizzazione del risparmio, anche dal punto di vista geopolitico, è l’unica cosa su cui noi possiamo mantenere un vantaggio competitivo”, spiega, osservando che l’Italia non potrà competere con le grandi potenze in settori come la difesa o l’energia.
Infine, Messina respinge personalmente le interpretazioni che attribuiscono all’operazione una finalità di potere.
“Se c’è un uomo che non è un uomo di potere e non gliene frega niente del potere, sono io”, afferma.