Mps, la Fisac Cgil: “La banca rischia di essere smantellata, i lavoratori non sono fiches”

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I conti del Monte dei Paschi crescono, ma per i sindacati il futuro della banca è tutt’altro che rassicurante. Dopo la presentazione dei risultati dei primi nove mesi del 2026, la Fisac Cgil di Mps interviene duramente sulle prospettive legate all’offerta di Intesa Sanpaolo. Il timore è che l’operazione possa portare alla vendita di singole parti del gruppo, con conseguenze sull’occupazione e sul radicamento territoriale dell’istituto senese.

A preoccupare il sindacato sono soprattutto le recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che ha prospettato la possibilità di individuare acquirenti alternativi a Unipol per alcune filiali, qualora l’Antitrust dovesse sollevare ulteriori problemi di concorrenza.

Uno scenario che, secondo la Fisac, conferma i rischi denunciati nelle scorse settimane. “Ventilare la ricerca di altri acquirenti per singoli pezzi del Gruppo palesa il pericolo che Mps venga frammentata in più rivoli di vendite”, sostiene il sindacato.

Il rischio, secondo la rappresentanza dei lavoratori, è che le esigenze finanziarie prevalgano sulla salvaguardia dell’organizzazione della banca e dei posti di lavoro. La Fisac contesta l’ipotesi che la cessione di filiali e strutture operative possa essere considerata una conseguenza inevitabile dell’operazione.

“Questa prospettiva non crea sviluppo”, denuncia il sindacato, che teme uno smantellamento progressivo del gruppo e una riduzione delle garanzie per i dipendenti.

Le preoccupazioni arrivano proprio nel giorno in cui Mps ha comunicato un utile netto di un miliardo e 657 milioni di euro nei primi nove mesi dell’anno, in crescita del 21,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Risultati che, sottolinea la Fisac, sono stati raggiunti anche grazie all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori, protagonisti del percorso di risanamento e rilancio dell’istituto.

“Le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo Mps meritano rispetto. Meritano risposte concrete, non ulteriori rinvii”, si legge nella nota diffusa oggi.

Il sindacato chiede che i risultati economici si traducano anche in un riconoscimento per i dipendenti: una redistribuzione più equa della ricchezza prodotta, ambienti di lavoro adeguati, obiettivi commerciali sostenibili, formazione e un confronto costante con le rappresentanze sindacali.

Ma la questione centrale resta il futuro occupazionale. La Fisac teme che le operazioni societarie possano mettere in discussione la continuità lavorativa e professionale di migliaia di persone, oltre al ruolo della banca nei territori in cui è presente.

“Dietro le geometrie e i veti della finanza ci sono migliaia di lavoratrici e lavoratori che in questi anni, con enormi sacrifici e dedizione professionale, hanno garantito la tenuta e il rilancio della Banca”, ricordano i rappresentanti sindacali.

Da qui un messaggio rivolto tanto ai vertici bancari quanto ai soggetti coinvolti nell’operazione: le garanzie per i dipendenti devono essere definite prima delle future scelte industriali, non affrontate soltanto in un secondo momento.

La Fisac ribadisce che i lavoratori hanno diritto a una prospettiva industriale solida e di lungo periodo e a non essere “trattati come fiches in una partita di poker finanziario”.

Il sindacato annuncia infine che metterà in campo ogni iniziativa utile a difendere l’occupazione e le professionalità del gruppo, chiedendo che la tutela dei dipendenti diventi una condizione centrale nelle decisioni sul futuro del Monte dei Paschi.

“Nessuno verrà lasciato solo”, conclude la Fisac Cgil.