Mps, Lovaglio contro Coppini e Intesa: “Dal presidente FMps posizione insolita. Ca’ del Sass non vuole che si giochi la partita”

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La partita per il futuro di Monte dei Paschi non è chiusa. Luigi Lovaglio attacca Intesa Sanpaolo, accusandola di non voler affrontare un vero confronto tra i progetti in campo, e prende di mira anche Riccardo Coppini, presidente della Fondazione Mps, per la sua posizione favorevole all’Opas.

A una settimana dall’assemblea del 29 ottobre, l’amministratore delegato del Monte sceglie parole durissime: la presa di posizione di Coppini è “personale” e “insolita nei tempi e nei modi”, mentre l’operazione di Intesa rischia, secondo il manager, di disaggregare la banca senza sapere ancora cosa ne rimarrà.

Intervistato dal Tgr Toscana, Lovaglio mette anzitutto in discussione il modo in cui Intesa ha impostato il confronto con gli azionisti del Monte.

“Intesa ha scelto la strada di trasformare l’assemblea di Mps in un referendum sull’operazione e finché l’assemblea non vota la partita non si può considerare chiusa”, afferma.

Poi ricorre a una metafora calcistica per descrivere lo scontro tra i due istituti.

“C’è una squadra in campo, che è Intesa, e una chiusa nello spogliatoio, che è Mps, in attesa che il voto favorevole dell’assemblea le consenta di scendere in campo e giocare la partita. Intesa ha detto che se l’assemblea decide di aprire la porta allora esce dal campo e questo è il gesto di chi non vuole che la partita si giochi davvero”.

Ma il confronto non riguarda soltanto le strategie bancarie. Lovaglio interviene anche sulle tensioni che attraversano Siena e, in particolare, sulla posizione espressa dal presidente della Fondazione Monte dei Paschi, Riccardo Coppini, favorevole all’offerta di Intesa.

“Ho apprezzato il sostegno delle istituzioni locali e in particolare la tempestività con cui hanno reagito alla presa di posizione personale del presidente della Fondazione Mps che è insolita nei tempi e nei modi e espressa al di fuori dei processi collegiali previsti”, dichiara l’amministratore delegato.

Un giudizio netto, che mette in discussione non soltanto il contenuto della posizione di Coppini, ma anche le modalità con cui è stata manifestata, mentre si avvicinano gli appuntamenti societari decisivi per il futuro del Monte.

Lovaglio solleva inoltre dubbi sulle conseguenze dell’operazione promossa da Intesa, soprattutto per quanto riguarda il destino della rete di filiali.

“Antitrust deve decidere quanti e quali filiali resteranno a Intesa. Quindi esiste una operazione che disaggrega Mps senza sapere cosa rimane e cosa si perde”.

Il timore espresso dal manager è dunque quello di un ridimensionamento del Monte il cui perimetro non sarebbe ancora definito. Un’incertezza che si intreccia con le preoccupazioni delle istituzioni locali, impegnate a difendere l’integrità della banca e il suo legame con Siena.

Sul fronte opposto c’è il progetto di fusione con Mediobanca, sul quale l’assemblea degli azionisti di Mps sarà chiamata a esprimersi il prossimo 29 ottobre. Lovaglio si dice fiducioso nell’esito della votazione.

“Mi aspetto un voto favorevole e ho fiducia che chi ha sostenuto il nostro progetto sin dall’inizio e chi ha a cuore la creazione di valore per il nostro gruppo voterà coerentemente a favore”.