Caro gasolio, la spesa si complica: uva dimezzata nei supermercati senesi
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La protesta degli autotrasportatori parte dal Sud e arriva fino ai banchi dell’ortofrutta di Siena. L’uva scarseggia, alcune consegne procedono a singhiozzo e il caro gasolio pesa sui bilanci della grande distribuzione. Gli scaffali dei supermercati senesi, per il momento, restano riforniti, ma per garantire la disponibilità dei prodotti alcune catene ricorrono anche alle importazioni. Intanto il Governo interviene con nuove misure di sostegno per trasportatori, agricoltori e pescatori.
A fotografare le difficoltà è Luca Miglioraro, direttore generale di Etruria Retail. Nell’ultima settimana le forniture di uva hanno coperto appena il 50% del fabbisogno della rete. E le preoccupazioni riguardano anche gli agrumi, soprattutto quando si esauriranno le scorte già presenti nei magazzini del Centro e del Nord Italia.
Il problema nasce dalle difficoltà nei collegamenti con le regioni meridionali, da cui proviene una parte importante della produzione ortofrutticola. Calabria, Campania, Puglia e Sicilia sono territori fondamentali per l’approvvigionamento, ma le proteste degli autotrasportatori e l’aumento del prezzo del carburante stanno complicando le consegne.
Etruria Retail, spiega Miglioraro, “ha scelto da circa due anni e mezzo di riconoscere ai propri trasportatori l’intero incremento del costo del gasolio. Una decisione che soltanto nell’ultimo mese ha comportato una spesa aggiuntiva di circa 75mila euro. L’obiettivo è evitare che le difficoltà del trasporto si traducano in scaffali vuoti. Per questo la rete sta facendo ricorso anche a forniture dalla Spagna, oltre a valorizzare i prodotti locali, meno esposti ai problemi della logistica dal Mezzogiorno”.
Una situazione simile viene segnalata da Federico Melai, socio Conad. “Anche nei punti vendita del territorio senese si sono registrati ritardi nelle consegne e difficoltà nell’approvvigionamento di alcuni prodotti, soprattutto dell’uva”, ha spiegato.
Coop segnala possibili criticità per uva, clementine, limoni e alcuni ortaggi, ma esclude di sostituire con prodotti importati quelli italiani temporaneamente non disponibili. Una decisione motivata dalla volontà di sostenere i produttori nazionali, anche a costo di chiedere ai consumatori di accettare qualche carenza sugli scaffali.
Mentre la distribuzione cerca di limitare le conseguenze delle proteste, il Consiglio dei ministri ha varato un provvedimento urgente per sostenere i settori dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca, particolarmente esposti all’aumento del costo del carburante.
Per il trasporto merci, le misure puntano ad alleggerire il peso del gasolio sui bilanci delle imprese, attraverso agevolazioni fiscali e strumenti di sostegno economico. L’obiettivo è contenere i costi di esercizio e ridurre il rischio che gli aumenti vengano trasferiti lungo la filiera, fino ai prezzi pagati dai consumatori.
Sul versante agricolo e della pesca, Coldiretti Toscana sottolinea lo stanziamento di 70 milioni di euro: 60 milioni destinati alle imprese agricole e 10 milioni alla pesca, attraverso un fondo di riserva.
Secondo quanto riferito dall’associazione, il provvedimento prevede un contributo a fondo perduto pari al 10% delle spese sostenute dalle imprese per l’acquisto di carburante, oltre a procedure semplificate per accelerare l’erogazione delle risorse e garantire liquidità alle aziende.
Coldiretti Toscana accoglie favorevolmente l’intervento del Governo e del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ricordando che il caro carburante colpisce l’intera filiera alimentare, dai campi alle tavole.
“Il nuovo impegno del Governo e del ministro Lollobrigida va nella direzione sostenuta da Coldiretti di salvaguardare la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori”, commenta l’associazione.
La preoccupazione riguarda soprattutto la sostenibilità economica delle imprese. “Quando gli agricoltori non riescono più a sostenere i costi per coltivare i campi, allevare gli animali o pescare, a pagarne le conseguenze sono anche le famiglie italiane, che rischiano di non trovare sulle proprie tavole i prodotti della nostra agricoltura”, avverte Coldiretti Toscana.
Particolarmente delicata è la situazione della pesca. In Toscana il comparto conta quasi 600 imprese e sviluppa un fatturato di circa 40 milioni di euro. Con il gasolio sempre più caro e i consumi in calo, uscire in mare rischia di diventare economicamente insostenibile per molte imbarcazioni.
Il fermo pesca di ottobre nel Tirreno rappresenta così, paradossalmente, una pausa dai costi di esercizio per gli operatori. Ma il problema resta aperto: manutenzioni impreviste e spese per il carburante possono mettere in difficoltà aziende già alle prese con margini ridotti.