Rimane ancorato ai numeri reali l’approccio della BCE sulla politica dei tassi di interesse.
Cosa possiamo aspettarci dopo il rialzo di 25 punti base di giugno e nessuna modifica nella riunione di luglio?
In generale crescono le aspettative verso un nuovo aumento dei tassi di interesse a settembre, alla luce delle dinamiche geopolitiche e dell’andamento del prezzo del petrolio in rialzo.
Quali sono le aspettative del mercato e degli analisti?
Lo scenario base, più probabile, vede un rialzo dei tassi dello 0,25% entro l’autunno 2026. E anche se la BCE non ha dichiarato il percorso che intraprenderà, una parte degli analisti considera plausibile la strada di ulteriori rialzi fino ad arrivare, entro marzo 2027, a un tasso sui depositi pari al 3%. La possibilità che i tassi si fermino sulla soglia di 2,25%-2,50%, e che possano, invece, subire un taglio, rimane legata alle tensioni energetiche e all’inflazione.
Le motivazioni della BCE sul rialzo dei tassi di interesse sono chiare e sono prevalentemente legate alle pressioni inflazionistiche derivanti dai prezzi del petrolio, alla previsione di un’inflazione in rialzo, al rischio che l’aumento dei costi dell’energia si trasferisca su salari e servizi, e, non di poca importanza, alla necessità di mantenere il tasso di inflazione strutturale, da mandato, entro la soglia del 2%.
Le attuali stime dell’Eurosistema sui dati, vedono l’inflazione media al 3% nel 2026, al 2,3% nel 2027, con un ritorno verso il 2% nel 2028.
Quali saranno le eventuali conseguenze di un rialzo dei tassi di interesse sulle famiglie?
La prima conseguenza riguarda il mercato dei finanziamenti e l’aumento dei costi per la scelta del tasso variabile. Da una parte, quindi, è necessario analizzare i debiti già in corso per verificarne la sostenibilità e rivedere il piano, attraverso gli strumenti della surroga e della rinegoziazione. Per i nuovi mutuatari la valutazione della convenienza sul tasso fisso potrebbe portare stabilità. Alla data del 21 agosto 2026, il tasso IRS a 20 anni è pari a 3,46%, mentre l’Euribor a tre mesi è del 2,524% (3,003% a 12 mesi).
Per gli investitori, sul lato delle obbligazioni, il rialzo dei tassi di interesse rende nel breve i rendimenti più interessanti, con un avvicinamento verso conti deposito, Titoli di Stato e obbligazioni di breve durata. Sulle durate obbligazionarie più lunghe, ulteriori rialzi porterebbero a una possibile pressione al ribasso sui prezzi.
Sul fronte del mercato azionario, invece, un contesto di tassi elevati tende a favorire il settore finanziario delle banche e delle assicurazioni, quello dei beni di consumo di base e le azioni value di aziende solide con flussi di cassa immediati, meno dipendenti dai finanziamenti esterni rispetto ai titoli tecnologici o ai titoli growth, che vedono, in genere, una crescita del fatturato e degli utili molto più rapida rispetto alla media del mercato.
Un ulteriore considerazione: se la BCE porterà i tassi verso il 2,50%-2,75%, l’effetto principale sarà quello di contenere l’inflazione nel medio termine. L’impatto della manovra, però, non è immediato ma si produce in ritardo sui trimestri successivi.
Quindi, per i consumatori, nel breve termine il potere di acquisto reale continuerà a ridursi, soprattutto perché l’attuale pressione inflazionistica deriva in larga misura dall’energia e da costi importati.
L’unico strumento di concreto supporto per far quadrare le finanze personali rimane la gestione consapevole del Conto Economico della famiglia. Dove è possibile, evitare spese superflue, e ingegnarsi per risparmiare sui costi non essenziali. In questi anni tutti lo abbiamo fatto e diventa una buona abitudine.
D’altra parte, come sappiamo, manca un allineamento dei salari e degli stipendi all’inflazione reale.
E non arriverà a breve, Quindi, tenere i conti sotto controllo, sempre e comunque rimane una buona abitudine da acquisire.
Maria Luisa Visione