Dietro un bambino costretto a fuggire non c’è soltanto un’emergenza. Ci sono scelte, guerre, povertà e responsabilità che hanno un nome molto terreno. Dalla Basilica dell’Osservanza il cardinale Augusto Paolo Lojudice mette al centro i più piccoli nella 112esima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. E lo fa con parole nette: “Le responsabilità economiche, politiche e militari di questo disastro sono in mani umane”.
La celebrazione nazionale della Giornata diventa così l’occasione per riportare l’attenzione sulle conseguenze delle migrazioni per chi ha meno strumenti per affrontarle. Lojudice riprende il messaggio di Papa Leone XIV, quest’anno dedicato proprio ai minori con il tema “Anche uno solo di questi bambini”.
“I minori sono i più vulnerabili all’interno dei flussi migratori mondiali – afferma il cardinale –. Sono volti concreti, storie uniche che fanno appello alla nostra coscienza. Ogni anno milioni di bambini e adolescenti sono costretti ad abbandonare la propria terra a causa di guerre e povertà, violenze, disastri ambientali e altre emergenze. E purtroppo il loro numero non diminuisce, ma aumenta”.
La fuga, sottolinea Lojudice, è soltanto una parte del dramma. “La sofferenza non si esaurisce nello spostarsi. Vi sono giovanissimi che hanno perso i genitori, fratelli, sorelle, amici e sono testimoni di violenze. Altri sono separati per lunghi tempi dai familiari che tentano di ricongiungersi. Intanto vivono l’angoscia della lontananza”.
Da qui l’invito a non lasciare che dietro statistiche e flussi scompaiano le singole persone. “Anche uno solo di questi bambini ci chiama ad aprire gli occhi e all’ascolto della storia, dei bisogni e dei sogni di ciascuno di loro, superando quel distacco che riduce l’essere umano a un dato, a un numero”.
Un richiamo che per il cardinale supera anche le appartenenze religiose: “Anche uno solo di questi bambini, nell’orizzonte delle diverse religioni, ci ricorda che la vulnerabilità dei piccoli non conosce confini confessionali e ci accomuna in una responsabilità umanitaria e spirituale condivisa”.
Nell’omelia Lojudice torna poi sul significato dell’accoglienza e sulla necessità di passare dalle intenzioni ai fatti. Richiamando il Vangelo, sottolinea come siano proprio le persone “messe da parte, emarginate, condannate” a interrogare le sicurezze di chi pensa di avere già tutte le risposte.
E parlando di chi ogni giorno lavora sul terreno dell’accoglienza, il cardinale recupera anche un insegnamento ricevuto da Papa Francesco: “Se fai, qualche volta sbagli, ma se non fai sbagli sempre”. Per Lojudice, dunque, chi si espone può commettere errori, “ma chi non fa niente certamente sbaglia sempre”.
Infine l’augurio rivolto direttamente “a tutte le persone cosiddette migranti, in particolare ai bambini, che devono essere i più tutelati, i più attenzionati”.