Beko, Fabio contro la Regione: “Non credevano nel progetto Leonardo”

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L’annuncio di Leonardo riaccende le speranze per la ex Beko di Siena, ma davanti ai cancelli dello stabilimento, tra la soddisfazione dei lavoratori e le incognite sul futuro, si apre anche il confronto politico. “Non tutti, a cominciare dalla Regione, credevano in questo progetto”. A dirlo è il sindaco di Siena, Nicoletta Fabio, a margine dell’assemblea dei lavoratori che si è svolta all’indomani del tavolo ministeriale nel quale il ministro Adolfo Urso ha annunciato l’interessamento del gruppo Leonardo alla reindustrializzazione del sito.

“È il frutto di un lungo lavoro che l’amministrazione comunale e io in prima persona abbiamo seguito per mesi, pressoché quotidianamente”, afferma Fabio. “L’annuncio del ministro è stato anche per me un sospiro di sollievo, ancora di più quando mi ha telefonato il presidente Macrì, confermandomi quello che era stato appena annunciato”.

Il sindaco invita comunque alla prudenza. “Non ho mai fatto annunci, non ho mai fatto né farò trionfalismi. Sto al fianco di questi lavoratori fino al giorno in cui questi cancelli riapriranno. È una tappa, non un punto d’arrivo, anzi il punto di partenza di un nuovo percorso, con qualche speranza più concreta rispetto a pochi giorni fa”.

Quanto ai meriti dell’eventuale svolta, Fabio mette al primo posto gli operai. “Devono ringraziare prima di tutto se stessi, perché hanno fatto una battaglia quotidiana che ha avuto un peso. Poi chi devono ringraziare lo decideranno loro. Io ho la coscienza più che a posto”. E sulla Regione aggiunge: “Deve fare la sua parte in termini di formazione. I sindacati devono continuare a fare la loro parte. Serve un lavoro di squadra”.

L’interessamento di Leonardo è stato accolto positivamente anche dalle organizzazioni sindacali, ma nell’assemblea senese sono emerse valutazioni diverse rispetto all’entusiasmo espresso a livello nazionale. Il punto comune resta la richiesta di un piano industriale concreto, con tempi definiti e garanzie occupazionali.

“Per me c’è solo Leonardo, perché Siena ha bisogno di una prospettiva industriale di qualità e di lavoro di qualità”, afferma Giuseppe Cesarano della Fim Cisl. “Abbiamo sempre creduto che qui potesse arrivare Leonardo, ma vogliamo vedere i fatti, il piano produttivo, le bonifiche e soprattutto i tempi”.

Cesarano interviene anche sul numero dei lavoratori da rioccupare. “L’accordo prevede un piano industriale per 299 persone. Ieri non si è parlato di numeri. Qualora fosse confermato al cento per cento l’arrivo di Leonardo, si partirebbe dai 150 lavoratori rimasti per arrivare ai 299. Non è una questione di prendere soltanto una parte dei lavoratori, come ho letto sui giornali. Aspettiamo di vedere nero su bianco il piano industriale”.

Più prudente Daniele Calosi della Fiom Cgil. “Stiamo commentando una dichiarazione stampa del ministro. È venuto al tavolo, ha detto che c’è un interessamento di Leonardo in un cluster industriale, ma non sappiamo nulla di più. Poi ha letto la velina ed è andato via”.

Per Calosi occorre chiarire innanzitutto la natura delle future produzioni. “Vogliamo un piano industriale che dia garanzie occupazionali per tutti, puntando sulle produzioni di natura civile. Se, come tutti speriamo, arriverà la pace, non vorremmo che domani ci fossero tutti disoccupati in questa azienda. Le produzioni civili possono garantire uno sviluppo industriale”. E sull’annuncio ministeriale aggiunge: “Di promesse del ministro ne abbiamo sentite tante. Di cose messe a terra, ad oggi, abbiamo visto ben poco”.

 

 

 

A chiedere risposte precise è anche Lorenzo Fusco della Uilm Toscana Sud-Est. “Siamo partiti per Roma con aspettative chiare: conoscere il nome dell’investitore, i tempi, il cronoprogramma, il numero dei lavoratori coinvolti e la formazione necessaria. Siamo tornati con un annuncio, un bell’annuncio, ma ancora non abbiamo queste risposte”.

Fusco sottolinea anche le incertezze sulla procedura. “Non sappiamo se stiamo parlando direttamente del gruppo Leonardo oppure di un soggetto che lavora per Leonardo. Non sappiamo quando manifesterà formalmente il proprio interesse. E non abbiamo capito chi dovrà occuparsi delle bonifiche, dell’amianto e dei pannelli fotovoltaici”.

Il sindacalista richiama poi la questione occupazionale. “Ieri il ministro ha detto che questa operazione potrebbe riguardare una buona parte dei lavoratori. Per noi deve riguardare tutti. Domani mattina, dopo aver letto le pagine dei giornali e ascoltato tutte le interviste, i lavoratori saranno ancora in cassa integrazione. Abbiamo bisogno di dare loro risposte su quando potranno tornare al lavoro”.

Di “giornata storica” parla invece Martini, che attribuisce all’intero Governo la scelta di puntare su Leonardo. “Il ministro non viene a fare queste dichiarazioni a titolo personale. È una scelta politica del Governo. Per risolvere il problema occupazionale di Siena serviva e serve un’azienda di quella portata, strutturata e con capacità di investimento”.

Martini invita ora tutte le parti a collaborare. “Bisogna che tutti i soggetti non si dividano, ma si uniscano per costruire un progetto vero, un progetto di reindustrializzazione per un lavoro con la L maiuscola”. E conclude: “La vertenza finirà quando davanti a questi cancelli taglieremo il nastro per un nuovo insediamento industriale”.

Sulla vicenda interviene infine anche la UIL Toscana, con una nota firmata dal segretario generale Paolo Fantappiè e dalla segretaria confederale Federica Montaghi. “Accogliamo con interesse le prime notizie arrivate dal Ministero sull’interessamento di Leonardo per il sito ex Beko di Siena, ma riteniamo necessario mantenere la giusta attenzione e non anticipare valutazioni rispetto a un percorso che dovrà ancora essere definito”.

“Non possiamo limitarci a registrare l’interesse di un grande gruppo industriale senza conoscere quali produzioni verranno realizzate, quali saranno le prospettive a lungo termine e, soprattutto, quale sarà il loro impatto sull’occupazione”, sottolineano Fantappiè e Montaghi. “Dopo la vicenda Beko i lavoratori e il territorio hanno bisogno di certezze, non di ipotesi. La reindustrializzazione sarà credibile soltanto quando sarà accompagnata da un piano industriale definito e da impegni occupazionali verificabili”.

La richiesta finale riguarda il recupero integrale dell’occupazione: “Per la UIL Toscana la priorità resta una sola: recuperare tutti i 300 posti di lavoro persi. Siamo pronti a confrontarci con Leonardo e con le istituzioni, ma chiediamo che fin da subito venga chiarito come si intenda garantire la piena occupazione. A Siena non serve soltanto una nuova attività produttiva: serve un progetto capace di restituire lavoro e prospettive a tutte le persone coinvolte”.