Caporalato, controlli nelle campagne tra Siena e Grosseto. La Flai Cgil: “Diciannove lavoratori in nero e sei attività sospese”

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Diciannove lavoratori in nero, sei attività sospese e sanzioni per 94mila euro. È il bilancio dei controlli effettuati tra settembre e ottobre nelle aziende agricole delle province di Siena e Grosseto, ai quali si aggiungono le indagini per caporalato nella Val di Merse e gli arresti nell’ambito dell’operazione “Border line”. Per la Flai Cgil sono i primi risultati concreti del protocollo “Codice Etico Agricoltura”, firmato lo scorso luglio dai prefetti delle due province per contrastare lo sfruttamento del lavoro nei campi.

“Indagini, sanzioni e arresti di queste settimane sono i primi risultati concreti del Protocollo”, affermano Andrea Biagianti della Flai Cgil Siena e Paolo Rossi della Flai Cgil Grosseto. “Adesso serve la sua massima applicazione, soprattutto negli strumenti di autodichiarazione e controllo degli appalti agricoli. Negli ultimi mesi il lavoro concreto della Flai Cgil ha reso il contrasto allo sfruttamento in agricoltura una priorità istituzionale”.

Ad agosto, nella Val di Merse, i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, coordinati dalla Procura di Siena, hanno scoperto un presunto caso di caporalato. Tre gestori di un’azienda agricola sono stati indagati e il giudice per le indagini preliminari ha disposto il controllo giudiziario dell’impresa, affidando a un amministratore giudiziario il compito di ripristinare condizioni di legalità e garantire la continuità dell’attività. Secondo il sindacato, si tratta di uno dei primi casi di applicazione di questo strumento a un’azienda agricola.

A settembre, gli Ispettorati territoriali del lavoro di Siena e Grosseto hanno individuato 13 lavoratori in nero su 17 posizioni verificate, disponendo la sospensione di quattro attività e sanzioni per circa 60mila euro.

Sempre a settembre, con l’operazione “Border line” condotta da Guardia di Finanza e Carabinieri, un imprenditore e la moglie sono finiti in carcere con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato. Secondo gli investigatori, avrebbero sfruttato il meccanismo del decreto flussi per ottenere denaro da lavoratori stranieri, chiedendo fino a 10mila euro in cambio di impieghi che sarebbero poi risultati fittizi.

Gli ultimi controlli risalgono a ottobre e hanno interessato nove aziende agricole tra Sinalunga, Montalcino, Sovicille, San Gimignano e Colle di Val d’Elsa. In quattro sono state riscontrate irregolarità, mentre due attività sono state sospese. Su 47 lavoratori controllati, sei sono risultati in nero. Le sanzioni ammontano a 34mila euro.

Per la Flai Cgil, però, il contrasto allo sfruttamento non può fermarsi alle indagini e alle sanzioni. “Auspichiamo che i prefetti di Siena e Grosseto, le associazioni datoriali, le Sezioni territoriali previste dalla legge 199 del 2016 e le istituzioni promuovano la piena applicazione del Protocollo, soprattutto nella parte inerente al controllo sugli appalti agricoli”, spiegano Biagianti e Rossi.

L’intesa prevede due modelli di autodichiarazione: uno per l’imprenditore agricolo che affida all’esterno alcune fasi della produzione e uno per il titolare della cosiddetta azienda senza terra, cioè un’impresa che fornisce servizi agricoli senza disporre direttamente dei terreni. Tra gli obiettivi figura anche il censimento di queste aziende, attraverso l’istituzione di una “white list” per verificarne la regolarità.

“Ringraziamo i prefetti, le forze dell’ordine e gli Ispettorati per il lavoro svolto, ma siamo solo all’inizio”, concludono i due rappresentanti sindacali. “Il contrasto repressivo è importante, ma ora deve funzionare anche la prevenzione”.

La Flai Cgil richiama infine la proposta di legge della Regione Toscana contro lo sfruttamento e il caporalato in agricoltura. “Auspichiamo diventi presto legge: la Toscana sarebbe la prima Regione a dotarsi di un provvedimento simile”.